Articoli, pensieri, riflessioni sul Web e altro ancora. (Vai all'archivio)

Cosa c’è da sapere su XHTML2, XHTML1.x e HTML5

Recentemente il W3C ha deciso che lo statuto del gruppo di lavoro XHTML2 (in inglese, XHTML2 Working Group Charter) non verrà rinnovato dopo la sua scadenza. Ciò significa che il gruppo di lavoro XHTML2 smetterà di lavorare sulle specifiche XHTML2 per riversarsi (in parte) nel gruppo di lavoro HTML, che attualmente lavora alla nuova versione di HTML denominatata HTML5. A questa notizia, molti sono stati portati a pensare drasticamente che XHTML fosse morto. In realtà questo non è del tutto vero.

Leggi tutto, Discuti [3] . Pubblicato martedì 07 luglio 2009 e archiviato in , .

Aprono le registrazioni all’UX Camp Italia 2009!

User eXperience Camp Italia 2009, Firenze Fortezza da Basso, Festival della Creatività.

Finalmente, dopo tanta fatica e una continua corsa contro il tempo, siamo riusciti ad aprire le registrazioni allo User eXperience Camp Italia 2009!

UX Camp Italia è un barcamp tutto italiano incentrato sulle tematiche dell’esperienza utente (in inglese più correttamente: user experience). La tagline sul sito ufficiale recita:

Vivere in spazi più confortevoli, rendere gli oggetti più semplici da usare, adattare i servizi alle esigenze del singolo.

Ne ho parlato più volte su questo blog, quando le porte non si riuscivano ad utilizzare, oppure quando le prime lezioni di guida erano un inferno, ma anche quando ho voluto riflettere sul senso della metafora e delle immagini nel contesto della comunicazione. […]

Leggi tutto, Discuti . Pubblicato mercoledì 01 luglio 2009 e archiviato in , .

Interfacce, metafore, immagini.

[Immagine] Segue la descrizione all'immagine in forma di citazione.

Jelly Roll si accese una sigaretta, l’appoggiò in bilico sul bordo del pianoforte, si sedette, e iniziò a suonare. Ragtime. Ma sembrava una cosa mai sentita prima. Non suonava, scivolava. Era come una sottoveste di seta che scivolava via dal corpo di una donna, e lo faceva ballando.

Similitudini e metafore ci sono sempre piaciute. Ci colpiscono nel profondo perché in qualche modo richiamano qualcosa di familiare che risiede in noi in forma di esperienza acquisita o di ricordo più o meno nitido e, facendolo, ci permettono di comprendere pensieri o concetti più complessi con estrema semplicità. Platone diceva che il modo migliore di trasmettere conoscenza è usare il mito. Il mito permette di comunicare attraverso delle immagini un messaggio altrimenti troppo complesso da spiegare in forma pura.

Oggi, dopo migliaia di anni siamo sempre e continuamente alla ricerca di esempi. Teoria e pratica non sono mai stati così distanti così come ora. E’ difficile digerire un ragionamento complicato senza collocarlo in un contesto reale dove poterne verificare l’autenticità. Ancora una volta stiamo parlando di figure retoriche. Le usiamo ovunque, forse sono lo strumento più potente che abbiamo al momento per trasmettere la conoscenza, il canale di comunicazione più diretto e più profondo di cui disponiamo.

Proprio come in poesia, le interfacce si basano sulle metafore. Il bottone funziona perché è radicato in noi il concetto di pressione. Analogamente il drag and drop riproduce il trascinamento reale di un oggetto da un punto all’altro dello spazio. Il desktop nasce come metafora della scrivania. Continuamente riconosciamo negli oggetti con cui andiamo ad interagire un modello, proviamo ad applicarlo e, se funziona, ne siamo compiaciuti.

Non c’è buona interfaccia senza una buona metafora. Più la metafora è forte, più l’interazione è profonda. E quanto più l’interazione è profonda, tanto più la mente è libera dai vincoli della consapevolezza. L’interazione è una forma di simbiosi con l’ambiente e, in quanto tale, essa dovrebbe basarsi più sui sensi che sull’intelletto. Non sulle istruzioni, ma sulle immagini.

Noi viviamo continuamente di immagini. In effetti, più che il prodotto in sé noi compriamo l’immagine che aleggia attorno ad esso. L’immagine di noi che passiamo il dito sulla ghiera dell’iPod per cambiare traccia, di noi che pigiamo sullo schermo dell’iPhone per cercare il ristorante più vicino, di noi davanti a una birra e a un buon gruppo di amici per passare una serata in compagnia. Fa figo, come si dice. In effetti lo è, perché chi realizza il prodotto ci crea sopra anche un’immagine.

Interfacce, metafore e immagini sono strettamente collegate: l’interfaccia fa uso di metafore, le metafore creano immagini. Quanto più è calzante la metafora, tanto più espressiva è l’interfaccia, nitida l’immagine. Usare sapientemente metafore e similitudini significa, in ultima analisi, creare immagini suggestive e comunicare il messaggio senza chiedere sforzo all’interlocutore.

Forse è anche per questo che stimo tanto Baricco come scrittore: quel ragtime, non era meraviglioso?

La foto è di Sir_Leif.

Discuti [1]. Pubblicato martedì 26 maggio 2009 e archiviato in , .


Paginatura: