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Usabilità di una homepage (oltre il Velo di Maya virtuale)

Nell’intervento precedente ho parlato di quello che a mio parere ritengo uno dei più grandi poteri dell’usabilità: quello di trasformare gli errori commessi dagli utenti in importanti punti di forza del prodotto. Questa volta ne voglio considerare un altro, altrettanto importante: la capacità di sfatare miti e credenze metropolitane e squarciare, cioè, il Velo di Maya virtuale.

Il Velo di Maya è un 'velo' «[...] metafisico illusorio che, separando gli esseri individuali dalla conoscenza/percezione della realtà (se non sfocata e alterata), impedisce loro di ottenere [...] la liberazione spirituale, tenendoli così imprigionati nel [...] continuo ciclo delle morti e delle rinascite.» (Wikipedia)

Crediti: Il funzionamento della mente, il sogno ed il Velo di Maja: la visione errata della realtà nel buddismo.

Prendiamo come al solito il consueto caso-guida che ci permetterà di formulare la tesi. Consideriamo, cioè, l’affermazione l’homepage è solitamente la prima pagina di un sito web. (cfr. Home page su Wikipedia). Questo tipo di definizione porta generalmente a pensare che l’homepage sia un po’ il punto di partenza dal quale cominciare a navigare un sito - lo dimostra il fatto che dietro alle homepage vi siano studi d’usabilità specifici atti allo scopo di catturare e trattenere il visitatore più a lungo possibile. Il concetto non è assolutamente errato, ma di fatto è incompleto. Vediamo perché.

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Discuti, . Scritto lunedì 06 ottobre 2008

La mutazione ranocchio-principe nell’usabilità

[Immagine] L'usabilità è la fata turchina che trasforma il ranocchio (l'errore) nel principe (il punto di forza del prodotto). Se gli utenti digitano il proprio indirizzo email nella casella di testo di un motore di ricerca, evidentemente si aspettano che funzioni. Dunque, perché non farla funzionare?

Crediti: Città in Fiaba 2007, Concorso schizzi frizzi e versetti, Portale della Provincia di Padova.

In un intervento recentemente pubblicato su Usabile.it, dice:

[…] Gli utenti dei dispositivi mobili digitano il proprio indirizzo mail sui motori di ricerca nella speranza di essere portati alla webmail! E’ quasi un errore di usabilità di nuova generazione, derivato da un altro più comune: molti utenti digitano direttamente nella casella di ricerca l’indirizzo del sito su cui vogliono arrivare! Sono cioè ignari della funzione della barra degli indirizzi del browser o non la collegano al proprio scopo.

E ancora:

Il comportamento si dimostra guidato da una scarsa consapevolezza dell’architettura del web, ma orientato all’utilità pratica. Si usa prima di capire. Proprio come nella realtà.

Il che mi porta a pensare: se nella realtà si agisce prima di pensare (e ammettendo per ipotesi che Steve Krug abbia ragione), perché non assecondare quest’atteggiamento?

Uno dei più grandi poteri dell’usabilità è da sempre stato quello di assecondare gli errori. Meglio ancora, quello di captare con efficacia ogni tipo di segnale lanciato più o meno direttamente dall’utenza. In questo caso, l’errore di digitare il proprio indirizzo di posta nell’input di testo è ben più che una disattenzione. E’ una consulenza gratuita: l’utente ci sta dicendo esattamente quale reazione si aspetta dal motore di ricerca.

Ormai è noto il principio secondo cui nessuno legge più i libretti di istruzione di un prodotto. La verità è che il prodotto deve comunicare direttamente con l’utente, suggerirgli i possibili modi d’uso, rendersi più umano, più commestibile. Non siamo noi a dover istruire l’utenza, ma è l’utenza che deve istruire noi. L’errore suggerisce insomma un nuovo modo d’uso, imprevisto e imprevedibile. L’atteggiamento corretto è quello di trasformare questo errore in un nuovo punto di forza del prodotto. Trasformare, cioè, il ranocchio nel principe. L’usabilità è la fata turchina che permette e incoraggia tutto ciò.

E magari, in un futuro non troppo remoto, giungere alla nostra casella di posta non sarà mai stato così semplice.

Discuti [2],


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