Usabilità di una homepage (oltre il Velo di Maya virtuale)
Nell’intervento precedente ho parlato di quello che a mio parere ritengo uno dei più grandi poteri dell’usabilità: quello di trasformare gli errori commessi dagli utenti in importanti punti di forza del prodotto. Questa volta ne voglio considerare un altro, altrettanto importante: la capacità di sfatare miti e credenze metropolitane e squarciare, cioè, il Velo di Maya virtuale.
![Il Velo di Maya è un 'velo' «[...] metafisico illusorio che, separando gli esseri individuali dalla conoscenza/percezione della realtà (se non sfocata e alterata), impedisce loro di ottenere [...] la liberazione spirituale, tenendoli così imprigionati nel [...] continuo ciclo delle morti e delle rinascite.» (Wikipedia)](http://www.lineheight.net/images/articoli/oltre_velo_maya/velo_maya.jpg)
Prendiamo come al solito il consueto caso-guida che ci permetterà di formulare la tesi. Consideriamo, cioè, l’affermazione l’homepage è solitamente la prima pagina di un sito web.
(cfr. Home page su Wikipedia). Questo tipo di definizione porta generalmente a pensare che l’homepage sia un po’ il punto di partenza dal quale cominciare a navigare un sito - lo dimostra il fatto che dietro alle homepage vi siano studi d’usabilità specifici atti allo scopo di catturare e trattenere il visitatore più a lungo possibile. Il concetto non è assolutamente errato, ma di fatto è incompleto. Vediamo perché.
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![[Immagine] L'usabilità è la fata turchina che trasforma il ranocchio (l'errore) nel principe (il punto di forza del prodotto). Se gli utenti digitano il proprio indirizzo email nella casella di testo di un motore di ricerca, evidentemente si aspettano che funzioni. Dunque, perché non farla funzionare?](http://www.lineheight.net/images/articoli/ranocchio-principe/ranocchio.jpg)