Articoli, pensieri, riflessioni sul Web e altro ancora. (Vai all'archivio)

Recensione: “Organizzare la conoscenza” di Gnoli, Marino, Rosati

[Immagine] «La congestione informativa che contraddistingue la nostra epoca pone con urgenza un interrogativo: come archiviare questa mole di dati in modo da favorirne un recupero intelligente? [...] quali criteri di organizzazione e classificazione dell'informazione adottare per facilitarne il ritrovamento?»

Se dovessi dare un nome al periodo storico che stiamo vivendo, probabilmente sceglierei era dell’informazione. Infatti, siamo continuamente inondati da flussi informativi di molteplice natura: dai telegiornali ai feed RSS, passando per le previsioni del meteo, il passaparola, la messaggistica istantanea e il modello un po’ più sperimentale adottato da Twitter. Continuamente e, forse, senza nemmeno rendercene conto, la nostra attività consiste nel catalogare questi dati in appositi contenitori, concreti o astratti che siano. Succede quando sistemiamo i vestiti nell’armadio o collochiamo i libri sugli scaffali, mentre ci spostiamo fra i reparti di un supermercato o passeggiamo in un parco cercando di riordinare le idee. Siamo pignoli, precisi, caotici o disordinati, ma in un modo o nell’altro, abbiamo bisogno di collocare le cose in un posto speciale.

Questo bisogno intrinseco di fare ordine ci accompagna durante la nostra vita sia negli spazi fisici che in quelli digitali. A prescindere dalla natura di questi ambienti e dal contesto che li caratterizza, l’architettura di ogni singolo spazio diventa una componente essenziale per il soddisfacimento di tale necessità. Scale e ascensori ci portano ai diversi piani di un edifico, analogamente gli ipertesti ci conducono fra le pagine di un sito web. Organizzare la conoscenza di , Vittorio Marino e illustra al lettore i pregi e i difetti di ogni singolo sistema di classificazione della conoscenza, con l’obiettivo di compararli e di suggerirne di nuovi prendendo spunto dalle ormai consolidate tecniche della biblioteconomia e della knowledge organization.

Leggi tutto, Discuti [3] . Pubblicato sabato 23 maggio 2009 e archiviato in , .

Apophenia e Design “fragile” nella vita giornaliera

Non vi è mai capitato di trovarvi di fronte ad una porta particolarmente difficile da usare? A prescindere dalla risposta, immaginate la sensazione di trovarvi di fronte ad una porta e notare su di essa un cartello con tanto di istruzioni per l'uso. Questo è design fragile.

Leggendo un articolo di Rob Foster sull’accessibilità ho appreso che il termine apophenia rappresenta l’esperienza di riconoscere modelli e connessioni in dati apparentemente casuali. Un po’ come quando cominciate a vedere in giro persone che portano a spasso il loro cane solo dopo averne preso uno anche voi.

Ultimamente, mi capita spesso di osservare errori di design (o presunti tali) in qualsiasi contesto della vita quotidiana. Pochi giorni fa, ad esempio, ho scoperto che per aprire le tre porte laterali degli autobus gli autisti devono spingere tre pulsanti posizionati in maniera del tutto ambigua rispetto alla collocazione effettiva delle porte sul lato della vettura (sono disposti in orizzontale e sono affiancati da simboli che non sono affatto esplicativi). Riflettendoci ho avuto il sospetto che Steve Krug avrebbe storto il naso se si fosse trovato al posto mio.

Impressione del tutto simile quando, nei primi tempi di scuola guida, facevo fatica a giustificare il ruolo della frizione rispetto a quello dell’acceleratore. Pur essendo due pedali apparentemente uguali, frizione e acceleratore non solo non vanno mai (o quasi) schiacciati assieme, ma vengono adoperati in maniera del tutto opposta. La frizione va premuta quando l’acceleratore va alzato, e viceversa. Anche le risposte, in termini di responsi visivi (e sonori) sono diverse: schiacciando l’acceleratore ottengo un’accelerazione, sollevandolo una decelerazione. Al contrario, sollevando la frizione posso ottenere sia un’accelerazione che una decelerazione (a seconda della marcia che viene ingranata), mentre schiacciandola non si ottiene alcun tipo di risposta immediata (salvo il fatto di perdere il controllo sulle ruote motrici). Col passare del tempo ci ho semplicemente fatto l’abitudine, o come direbbe Donald Norman, ho cominciato a fare affidamento sulla conoscenza interna.

Un’altra volta invece mi trovavo in libreria a spulciare fra i libri di informatica e di design. Fra questi c’era un libro decisamente interessante sulla validità dei diritti d’autore sul web (Legge 2.0, per chi fosse curioso). Non avendo i soldi con me sul momento, sono tornato nella stessa libreria qualche giorno dopo, sperando di essere ancora in tempo ad effettuare l’acquisto. Con mio molto dispiacere, però, ho notato che il libro era scomparso dallo scaffale in cui si trovava l’ultima volta. Il commesso mi ha confermato che la copia era ancora disponibile, ma era stata semplicemente spostata da qualche altra parte. Conclusione? Il libro non si trovava più e alla fine ho dovuto lasciar perdere. A ripensarci ora, dopo aver apprezzato il libro di Luca Rosati, viene quasi da ridere.

Potrei citare tante altre situazioni piacevolmente imbarazzanti: come quando in treno non riuscivo ad aprire la porta di un vagone e intanto Andrea sghignazzava ripensando ai soliti discorsi sul design delle porte; oppure a tutte le volte che non posavo correttamente la cornetta del telefono causando forti stress a chi dall’altra parte rimaneva con la linea occupata; o anche quando in copisteria c’è il self-service e non hai la più benché minimia idea di come fare una fotocopia di quattro stupidi fogliacci di appunti perché ci sono troppe opzioni potenzialmente pericolose sul display della fotocopiatrice.

Pur non accorgendocene, la realtà quotidiana regala splendidi esempi di design e progettazione “fragili” che non riescono a soddisfare completamente le esigenze dell’utente creando situazioni impreviste e incontrollabili, instaurando cattive abitudini o impedendo completamente di portare a termine azioni molto semplici (quali quella di acquistare un libro).

Il mio invito è quello di guardarsi attorno e osservare, osservare, osservare. L’osservazione porta a riflettere su possibili soluzioni, stimolando la nascita di nuove idee. Ed è proprio con le idee e tanta sperimentazione che, un bel giorno, non ci sarà più bisogno di incollare le istruzioni accanto alla maniglia di una porta.

La foto originale è di Rolf Kleef.

Discuti [3]. Pubblicato domenica 26 aprile 2009 e archiviato in , .

Le idee migliori sono proprietà di tutti

[Immagine] Un piccolo elogio a chi si sente ancora un piccolo artigiano di idee, in questo mondo di pazzi collezionisti divoratori.

Spesso le idee si accendono l’una con l’altra, come scintille elettriche (). C’è chi le colleziona e chi le crea.

Il collezionista: raccoglie idee pre-esistenti e le organizza in gallerie e vetrine; diventa popolare mutando le idee in elementi facili da comprendere, guardare o visionare. La prima cosa a cui pensa è dare un titolo alla propria collezione.

L’artista: crea idee tutte nuove e le propone in tempi diversi secondo l’ispirazione del momento; non sempre è popolare poiché comunica le idee così come nascono. L’ultima cosa a cui pensa è dare un titolo alla propria creatura.

Il collezionista lavora sui tempi, l’artista lavora sulle sensazioni. Uno vende idee, l’altro ne stimola di nuove. Il lavoro del collezionista è renderti la vita facile. Il lavoro dell’artista è renderla emotivamente singolare.

La differenza fra un collezionista e un’artista è la stessa che intercorre fra un paesaggista e uno scrittore. Il bravo paesaggista dipinge in maniera sublime qualcosa di già visto. Il vero scrittore dipinge con carta e penna nuovi panorami. La sua tavolozza dei colori è la boccetta d’inchiostro. La sua tela è il mondo. Sarà compito del lettore quello di assorbire le idee, cominciare a visualizzarle e farne di ognuna un’immagine nitida nella propria mente.

E come diceva il , Le idee migliori sono proprietà di tutti. Quindi, fatele circolare.

La foto è di Brian Talbot.

Discuti. Pubblicato venerdì 10 aprile 2009 e archiviato in .


Paginatura: