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Aprono le registrazioni all’UX Camp Italia 2009!

User eXperience Camp Italia 2009, Firenze Fortezza da Basso, Festival della Creatività.

Finalmente, dopo tanta fatica e una continua corsa contro il tempo, siamo riusciti ad aprire le registrazioni allo User eXperience Camp Italia 2009!

UX Camp Italia è un barcamp tutto italiano incentrato sulle tematiche dell’esperienza utente (in inglese più correttamente: user experience). La tagline sul sito ufficiale recita:

Vivere in spazi più confortevoli, rendere gli oggetti più semplici da usare, adattare i servizi alle esigenze del singolo.

Ne ho parlato più volte su questo blog, quando le porte non si riuscivano ad utilizzare, oppure quando le prime lezioni di guida erano un inferno, ma anche quando ho voluto riflettere sul senso della metafora e delle immagini nel contesto della comunicazione. […]

Leggi tutto, Discuti [8] . Pubblicato mercoledì 01 luglio 2009 e archiviato in , .

Interfacce, metafore, immagini.

[Immagine] Segue la descrizione all'immagine in forma di citazione.

Jelly Roll si accese una sigaretta, l’appoggiò in bilico sul bordo del pianoforte, si sedette, e iniziò a suonare. Ragtime. Ma sembrava una cosa mai sentita prima. Non suonava, scivolava. Era come una sottoveste di seta che scivolava via dal corpo di una donna, e lo faceva ballando.

Similitudini e metafore ci sono sempre piaciute. Ci colpiscono nel profondo perché in qualche modo richiamano qualcosa di familiare che risiede in noi in forma di esperienza acquisita o di ricordo più o meno nitido e, facendolo, ci permettono di comprendere pensieri o concetti più complessi con estrema semplicità. Platone diceva che il modo migliore di trasmettere conoscenza è usare il mito. Il mito permette di comunicare attraverso delle immagini un messaggio altrimenti troppo complesso da spiegare in forma pura.

Oggi, dopo migliaia di anni siamo sempre e continuamente alla ricerca di esempi. Teoria e pratica non sono mai stati così distanti così come ora. E’ difficile digerire un ragionamento complicato senza collocarlo in un contesto reale dove poterne verificare l’autenticità. Ancora una volta stiamo parlando di figure retoriche. Le usiamo ovunque, forse sono lo strumento più potente che abbiamo al momento per trasmettere la conoscenza, il canale di comunicazione più diretto e più profondo di cui disponiamo.

Proprio come in poesia, le interfacce si basano sulle metafore. Il bottone funziona perché è radicato in noi il concetto di pressione. Analogamente il drag and drop riproduce il trascinamento reale di un oggetto da un punto all’altro dello spazio. Il desktop nasce come metafora della scrivania. Continuamente riconosciamo negli oggetti con cui andiamo ad interagire un modello, proviamo ad applicarlo e, se funziona, ne siamo compiaciuti.

Non c’è buona interfaccia senza una buona metafora. Più la metafora è forte, più l’interazione è profonda. E quanto più l’interazione è profonda, tanto più la mente è libera dai vincoli della consapevolezza. L’interazione è una forma di simbiosi con l’ambiente e, in quanto tale, essa dovrebbe basarsi più sui sensi che sull’intelletto. Non sulle istruzioni, ma sulle immagini.

Noi viviamo continuamente di immagini. In effetti, più che il prodotto in sé noi compriamo l’immagine che aleggia attorno ad esso. L’immagine di noi che passiamo il dito sulla ghiera dell’iPod per cambiare traccia, di noi che pigiamo sullo schermo dell’iPhone per cercare il ristorante più vicino, di noi davanti a una birra e a un buon gruppo di amici per passare una serata in compagnia. Fa figo, come si dice. In effetti lo è, perché chi realizza il prodotto ci crea sopra anche un’immagine.

Interfacce, metafore e immagini sono strettamente collegate: l’interfaccia fa uso di metafore, le metafore creano immagini. Quanto più è calzante la metafora, tanto più espressiva è l’interfaccia, nitida l’immagine. Usare sapientemente metafore e similitudini significa, in ultima analisi, creare immagini suggestive e comunicare il messaggio senza chiedere sforzo all’interlocutore.

Forse è anche per questo che stimo tanto Baricco come scrittore: quel ragtime, non era meraviglioso?

La foto è di Sir_Leif.

Discuti [1]. Pubblicato martedì 26 maggio 2009 e archiviato in , .

Recensione: “Organizzare la conoscenza” di Gnoli, Marino, Rosati

[Immagine] «La congestione informativa che contraddistingue la nostra epoca pone con urgenza un interrogativo: come archiviare questa mole di dati in modo da favorirne un recupero intelligente? [...] quali criteri di organizzazione e classificazione dell'informazione adottare per facilitarne il ritrovamento?»

Se dovessi dare un nome al periodo storico che stiamo vivendo, probabilmente sceglierei era dell’informazione. Infatti, siamo continuamente inondati da flussi informativi di molteplice natura: dai telegiornali ai feed RSS, passando per le previsioni del meteo, il passaparola, la messaggistica istantanea e il modello un po’ più sperimentale adottato da Twitter. Continuamente e, forse, senza nemmeno rendercene conto, la nostra attività consiste nel catalogare questi dati in appositi contenitori, concreti o astratti che siano. Succede quando sistemiamo i vestiti nell’armadio o collochiamo i libri sugli scaffali, mentre ci spostiamo fra i reparti di un supermercato o passeggiamo in un parco cercando di riordinare le idee. Siamo pignoli, precisi, caotici o disordinati, ma in un modo o nell’altro, abbiamo bisogno di collocare le cose in un posto speciale.

Questo bisogno intrinseco di fare ordine ci accompagna durante la nostra vita sia negli spazi fisici che in quelli digitali. A prescindere dalla natura di questi ambienti e dal contesto che li caratterizza, l’architettura di ogni singolo spazio diventa una componente essenziale per il soddisfacimento di tale necessità. Scale e ascensori ci portano ai diversi piani di un edifico, analogamente gli ipertesti ci conducono fra le pagine di un sito web. Organizzare la conoscenza di , Vittorio Marino e illustra al lettore i pregi e i difetti di ogni singolo sistema di classificazione della conoscenza, con l’obiettivo di compararli e di suggerirne di nuovi prendendo spunto dalle ormai consolidate tecniche della biblioteconomia e della knowledge organization.

Leggi tutto, Discuti [263] . Pubblicato sabato 23 maggio 2009 e archiviato in , .


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