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Sull’ambiente e il contesto

[Immagine] Adattamento, orientamento, contesto. Anche negli scacchi, le nostre scelte dipendono da questi tre fattori.

Guardavo un documentario in televisione sull’adattamento degli animali all’ambiente e mi stupivo di come la vita sia in grado di riconfigurare sé stessa in base a ciò che la cinge. Poi, ho ricordato che il mio professore di Fisica ci dice sempre che ogni unità di misura è relativa, che è necessario dare un orientamento e una disposizione a ogni cosa, cioè scegliere un sistema di riferimento con un origine e un punto di arrivo. Infine ho pensato al contesto in cui vivo e a quanto nuovi luoghi e persone siano stati capaci, assieme, di influenzare pesantemente il mio modo di pensare e reagire.

Tutto a un tratto ho realizzato: adattamento, orientamento, contesto. Tutto torna, perfettamente, come se fosse stato lì in ombra ad aspettare di essere notato. Tutto a un tratto ho realizzato che non si può prescindere dalle caratteristiche dell’ambiente in cui viviamo, dalle coordinate che ci identificano, dalla storia in cui siamo immersi. Tutto a un tratto ho realizzato che siamo il risultato di un sistema dalle mille variabili. Variabili che a seconda dello spazio, del tempo, degli eventi sono mutabili, labili.

E se questo fosse proprio il punto chiave? Se a prescindere dal soggetto-oggetto che subisce l’ambiente, valessero sempre le stesse regole? Per azioni, scelte, idee, ad esempio?

Vi siete mai chiesti se, quando progettate qualcosa, tenete conto dell’ambiente in cui operate? Potreste dire con certezza qual è la vostra posizione, il vostro orientamento nello spazio in cui siete in movimento? C’è un punto di partenza, un punto di arrivo? Avete qualche riferimento, dei termini di paragone? Sapreste misurare le vostre scelte, pesarle? Qual è, in definitiva, il contesto in cui siete immersi?

Mi piace pensare che il modo migliore per aver successo in qualcosa sia porsi delle domande e ipotizzare delle risposte. Non importa che siano quelle giuste, ciò che conta è che facciano riflettere.

Foto: Woodchess di Fabio Gius.

Discuti. Pubblicato martedì 31 marzo 2009 e archiviato in , .

IA Summit 2009: Fa-vo-lo-so!

[Immagine] Grandi interventi, grandi temi, grandi persone: l'IA Summit Italiano è stato uno degli eventi più emozionanti a cui mi sia mai capitato di partecipare.

È incredibile come a distanza di poche ore riesca già a sentire la mancanza delle persone, dell’ambiente, del circolo di idee che, tutti insieme, hanno reso questo Terzo Summit Italiano di Architettura dell’Informazione qualcosa di così prezioso.

Spendo solo poche righe per ringraziare, innanzi tutto, i responsabili dell’evento, cioè: Alberto Mucignat, Andrea Resmini, Dario Betti, Luca Rosati, Emanuele Quintarelli. Probabilmente senza di loro eventi di questo tipo non sarebbero mai stati organizzati, quindi grazie davvero per questa grande opportunità.

Un ringraziamento di cuore va anche a tutti coloro che sono intervenuti con i propri papers, in particolare a:

Grazie per aver condiviso i vostri risultati, i vostri pensieri e le vostre riflessioni.

Un saluto, infine, anche a tutte quelle persone che hanno reso ancora più sociale questo evento facendomi passare davvero delle giornate grandiose, in particolare: Andrea Gandino, Piotr Fedorczyk, Elia Contini, Francesco Casale, Francesco Improta, Giacomo Neri. Tutti sempre cordiali, disponibili e di compagnia. Grazie infinite ragazzi!

Dopo due giornate così spettacolari, a questo punto non mi resta che chiedere: a quando il prossimo incontro? :)

Discuti [2]. Pubblicato sabato 21 febbraio 2009 e archiviato in , .

Il design dei fast-food

[Immagine] Vi siete mai chiesti perché i posti a sedere nei fast-food tendono a essere scomodi, o perché la disposizione dei tavoli è tale da lasciare molto spazio libero per la circolazione? Possiamo infine parlare di design a livello di confezioni per cibi e bevande? Segue l'articolo sul design applicato ai fast-food.

Tutti siamo entrati, almeno una volta nella nostra vita, in un fast-food. Alcuni storcono il naso, altri invece ne hanno fatto la propria abitudine alimentare. In ogni grande e media città di tutto il mondo i fast-food sono una sicurezza per chi si trova fuori casa e non si fida della cucina locale, o anche per chi è un po’ di fretta.

In questo articolo abbiamo analizzato le principali fasi che produttore e consumatore attraversano rispettivamente per raggiungere i propri obiettivi: il primo quello di servire più clienti possibile, il secondo quello di mangiare velocemente (e a basso costo) cibo di discreta qualità. Passando dal sistema di produzione e alla riduzione dei tempi di servizio abbiamo sottolineato le caratteristiche di design del prodotto e di tutto ciò che lo circonda. Un’analisi che non vuole certo essere completa ed esaustiva, ma che vuole indurre a riflettere su quanti piccoli accorgimenti stanno dietro ad un processo che porta il cibo dalle cucine direttamente sul vostro vassoio.

Leggi tutto, Discuti [6] . Pubblicato mercoledì 18 febbraio 2009 e archiviato in , .


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