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Ingredienti per una buona ricetta

Ricetta del giorno: prendete un browser qualunque, come ad esempio Internet Explorer. Aggiungete un pizzico di sicurezza, e giusto un cucchiaino di supporto alle specifiche. Mischiate il tutto in un’interfaccia decisamente scomoda, e mettete in forno. Ora, prima di assaggiare, condite il tutto con un minimo di clemenza e moderazione.

Il sapore è tristemente prevedibile: amaro, agro, quasi acidulo.

Le origini di un gusto così poco gradevole

Da qualche tempo Molly Holzschlag è entrata a far parte del gruppo di lavoro di Internet Explorer. Per molto tempo (ma mai in maniera ingiustificata) ha criticato e ironizzato abbondantemente sulla figura di Bill Gates, per la sua politica poco sensibile nei confronti dei web standards ma fin troppo incentrata sulla legge del marketing.

Molly, che apprezzo molto proprio per questo suo atteggiamento così lucido e attivo nei confronti delle idee che non condivide, è stata leader del gruppo WaSP (Web Standards Project), progetto per migliorare il supporto degli standards nelle applicazioni che ne fanno largo utilizzo. Ha collaborato più volte su Vitamin, portale dedicato al web design e al web development dove possiamo trovare articoli firmati dalle più grandi figure attualmente conosciute su internet per le loro conoscenze nel campo.

Più di un anno fa, Molly scrisse un interessante articolo a di cui probabilmente parlai anche su questo blog, forse indirettamente: in Will the Standards Battle Ever be Won? viene spiegato chiaramente come funzionano le cose all’interno del team di sviluppo di IE. Ci spiegano, insomma, come nasce la ricetta.

Abbiamo uno chief, e ottimi cuochi provenienti da ristoranti in passato molto famosi. Lavorano tutti molto bene insieme, ma purtroppo il direttore del locale ha manie di protagonismo, e vuole che ogni primo, secondo, e contorno venga condito solo ed esclusivamente con un unico ingrediente: business.

Che sia la realtà dei fatti o semplicemente frutto di una ben congeniata fantasia, dove gira il dio denaro girano anche gli affari. E un uomo d’affari non si preoccupa di seguire un’etica comune e condivisa da tutti, nè di investire soldi in qualcosa che non abbia a che fare con le tendenze del momento. Perchè ciò che è alla moda è anche proficuo, purchè ci sia qualcuno in grado di trarne vantaggi.

No, ovviamente non sono qui a dar lezioni su nozioni infondate.

Semplicemente, analizziamo i fatti. Dietro a IE c’è un team che ha tutte le capacità per sviluppare software di qualità, con la sensibilità giusta per gli standards e per l’utenza. Il problema è che questo team deve rispondere delle proprie azioni in una società come la Microsoft, dove le imposizioni dall’alto arrivano in perfetto orario.

Consideriamo insomma che tutto deve passare al vaglio di una politica improntata al marketing: se l’aderenza alle specifiche non fa parte di quella strategia, gli sviluppatori (stipendiati) sono obbligati a seguire delle direttive per cui il supporto alle raccomandazioni W3C è accessorio e assolutamente irrilevante ai fini del rilascio finale del prodotto.

Per quanto possa essere delicato il gusto di uno chief e la mano di un cuoco, se il proprietario vuole più sale in pentola, così sia.

Le critiche e la confessione

Spesso in giro leggo commenti duramente critici e pesanti nei confronti di IE. Che sia un browser altamente incompleto e vulnerabile ormai lo sappiamo tutti, che non abbia un minimo di chances nei confronti di killer-applications come Firefox altrettanto, che rallenta l’utilizzo degli standards pure. Insomma, fino a qui mi trovo d’accordo e sottoscrivo pienamente.

Solo che, come sempre, c’è chi oltrepassa il limite e compie quel passo di troppo che, a parer mio, guasta ogni tipo di parere o critica apparentemente rispettabile.

Prima di esprimere un qualsiasi parere sul gusto così poco gradevole della nostra pietanza, fermiamoci un istante a pensare. Proviamo, cioè, ad immedesimarci in quelli che sarebbero dovuti essere i veri assaggiatori, i veri critici del piatto che abbiamo preparato.

Questi individui a noi quasi sconosciuti vengono da un posto molto lontano, un luogo dove il cibo non è mai servito. Sono arrivati qui perchè tutto ad un tratto hanno sentito forte l’esigenza di nutrirsi, ma purtroppo hanno sempre mangiato la stessa portata (di cui vi ho confidato in buona fede la ricetta), ignari delle epidemie a cui erano esposti.

Dietro a ogni scelta c’è una motivazione, l’ho già accennato nel capitolo precedente. Ciò che ha reso Internet Explorer così com’è ora sono state le scelte. Lo stesso vale per Firefox, per Opera, Konqueror, Safari, Lynx e così via. Anche noi ne facciamo di simili. Possiamo infatti decidere di non condividere tali scelte, odiarne la politica che vi è alle spalle, e denigrare il prodotto. C’è un piccolo dettaglio: non possiamo decidere per gli altri.

Per quanto possa essere eroico il gesto di offuscare il sito a chi utilizza IE, le conseguenze di un atto come questo sono devastanti. Immaginiamo di essere competenti, fedeli alle raccomandazioni ufficiali, e anche un pò orgogliosi. Non vogliamo vedere storpiato il nostro lavoro, per cui decidiamo di escludere il supporto ad applicazioni obsolete e spartane: insomma, escludiamo IE.

Una prima contraddizione è evidente: allontanando circa il 70% dei navigatori dalle nostre pagine, commettiamo un primo madornale errore d’accessibilità. Non diamo cioè alla percentuale di visitatori colpita la possibilità di consultare i contenuti che abbiamo realizzato. Questo si traduce in una perdita di potenziali clienti se parliamo in termini di usabilità. Un bel danno, insomma.

Un secondo errore è quello di negare la visibilità del sito a tanti utenti evidentemente ed eventualmente disposti a cambiare abitudini. E’ seccante vedersi sbattere in faccia un messaggio che ci avverte dell’impossibilità di sostare sul sito, mentre è altrettanto gradevole presentare in maniera non invasiva un piccolo annuncio nella pagina principale che avverte il visitatore dell’opportunità di cambiare browser, migliorando la propria esperienza di navigazione.

Tirando le somme, quindi, dov’è il vantaggio?

Obiettivi

Se il cliente apprezza tutto il sale nella propria pietanza (perchè il proprietario ha deciso così, ricordate?), continuerà a frequentare quel locale. Altrimenti lo sconsiglierà ai suoi conoscenti, in cerca di un nuovo posto dove mangiare. Oppure, abituato a sapori forti, apprezzerà la scelta e continuerà a mangiare spesso nella stessa trattoria, finchè qualcuno non lo convincerà a provare nuove ricette da qualche altra parte. A questo punto, convinto che ne valga la pena, il cliente cambierà le proprie abitudini, soddisfatto di aver trovato un ristorante dove, semplicemente, la cucina e il servizio sono migliori.

Internet Explorer ultimamente si sta sensibilizzando sempre di più nei confronti degli standards. A quanto pare il campo è fertile e si può cominciare ad investire denaro. Tuttavia, per come la vedo io, è destinato ad un’utenza fondamentalmente diversa da quella di Firefox, o quella di Opera, tanto per fare un esempio.

Mio padre è un assiduo utilizzatore del computer, ed un buon navigatore in rete. Ha le sue esigenze come tutti gli utenti, ma anche i suoi gusti. Non vuole troppi fronzoli in giro, nè predilige applicazioni complesse e traboccanti di funzionalità. Lui vuole navigare tranquillo, veloce, indisturbato. Per qualche tempo è stato un soddisfatto utente Firefox, fino a che non si è stufato dei continui problemi di memoria che gli rendevano impossibile la navigazione; così ha deciso di tornare su Internet Explorer, che perlomeno è più reattivo e non lo ostacola nelle sue operazioni di routine. Mi fa piacere osservare che ogni tanto si affida ad Opera apprezzandone le caratteristiche.

Il software risponde sempre a delle esigenze, e nasce con degli obiettivi, mai per caso. Per quanto ogni browser sia fondamentalmente un… browser, gli obiettivi sono diversi: forse le sfumature sono lievi, ma da un programma all’altro cambia l’esperienza della navigazione. Perchè? Perchè cambiano strumenti, funzionalità, interfacce.

Io amo il ristorante in cui mangio, perchè il servizio è ottimo e c’è anche il buffet, per cui posso decidere cosa mettermi nel piatto, e in quali quantità. Ce n’è un altro sotto casa altettanto valido, ma senza buffet non sono abituato, per cui ci vado raramente.

Io uso Firefox e lo apprezzo per gli strumenti che mi offre. Ce n’è un altro altrettanto valido, Opera, ma non offre le stesse possibilità di personalizzazione e senza quelle non sono abituato, per cui lo uso raramente.

Ancora una volta, sono le scelte alla base di tutto.

Approfondimenti

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Pubblicato venerdì 29 giugno 2007.

Discussione [3]

  1. Andre aggiunge:

    [Immagine] Segue l'intervento di Andre

    Mi ricordo una bella (...) frase che Gates disse proprio a Molly, in occasione di un loro incontro, raccontato da quest'ultima in un articolo apparso sul suo blog, in cui in pratica Gates difendeva il suo prodotto IE dall'accusa di scarsa aderenza agli standards, affermando che aveva "fatto più di chiunque altro in quel settore".

    Sì, tutto vero, diamogliene anche atto. Tutto ciò, però, è avvenuto secoli fa. Lo sviluppo di IE si è fermato per anni (cosa impensabile, dal momento che il Web si evolve ogni giorno), ed è ripreso solo quest'anno, con l'uscita della versione 7, peraltro lungi dall'essere conforme a quegli standard di cui tanto parliamo.

    Concordo pienamente sul fatto che alla fine ruoti tutto attorno alle scelte individuali dell'utente che vuole visualizzare un sito Internet con un certo programma, e le scelte dello sviluppatore che non può privilegiare chi usa un programma piuttosto che un altro.

    A volte, poi, uno usa un certo programma semplicemente per mancanza o di informazione riguardo le possibili alternative, o di voglia nel cercarle, ed è comunque uno scenario da considerare se si vuole disegnare un quadro completo dell'utenza.

    Personalmente ritengo che, come avviene per i sistemi operativi, la scelta di un browser sia fortemente influenzata dal contesto lavorativo in cui ci si trova. Uno sviluppatore non credo userà mai IE, mentre una persona che usa Internet solo per leggere, chessò, il giornale online sottoforma di PDF, magari si accontenta della soluzione predefinita.

    Hai citato tuo padre, e allora ti rispondo con un aneddoto sul mio, che si ricollega alla storia del leggere il giornale online.

    Tempo fa avevo "istruito" mio padre ad usare Firefox, presentandoglielo come una soluzione più affidabile e qualitativamente migliore. Il sito cui lui è abbonato è quello del quotidiano genovese Il Secolo XIX, che permette all'utente di visualizzare l'edizione del giorno anche in PDF.

    Ora, a causa di sviluppatori palesemente inadeguati, la pagina PDF caricata con Firefox viene refreshata ogni tot secondi, facendo così ritornare la scrollbar all'inizio, cosa che comporta una notevole seccatura per chi sta leggendo, dal momento che deve ogni volta riportare il cursore nella posizione precedente.

    Ecco, questo tipo di errore con IE non si presenta, ed allora mio padre ha abbandonato Firefox, ed è tornato a IE, in quello che è l'esempio lampante di come sia preciso compito di noi sviluppatori l'operare sempre per soddisfare tutta l'utenza, non solo una parte di essa.

    Per tornare ad usare la metafora che tu hai sapientemente utilizzato nel tuo pezzo, dobbiamo fare in modo che, quando un cliente decide di cambiare ristorante per venire nel nostro, i camerieri, la pulizia, il servizio e il cibo siano quanto più perfetti possano essere.

    In questo modo vinciamo noi e vince pure il cliente.

  2. Davide aggiunge:

    [Immagine] Segue l'intervento di Davide

    Inizio col farti i complimenti per l' articolo, come al solito scrivi sempre ottimamente, tratti argomenti interessanti, sai fare una critica costruttiva.

    Passando al mio parere, secondo me si tratta sempre del solito discorso: l' utente "medio" utilizza ciò che ha "bello e pronto" finchè gli va bene. Ad un ragazzino o una persona un pò più avanti con l' età poco importa se il software che usa aderisce a degli standard delineati da un' associazione di cui sa praticamente nulla e che ha ideali di cui non conosce minimamente le basi. Il suo software funziona?Perfetto, continua ad utilizzare quello, non gli passa neanche per l' anticamera del cervello di porsi domande quali "Ma il software che utilizzo è veramente valido?Ci sono alternative?Gli altri cosa pensano, come lo considerano?", per cui ignorerà in molti casi l' esistenza di software alternativo, che magari ha anche una maggiore efficienza o maggiore adesione agli standard, o, essendo a conoscenza di tale software, non vuole cambiare ristorante perchè lì si trova bene.

    E' un pò il motivo principale per cui una grande fetta dell' utenza Windows non migra a Linux :)

  3. tyrion-mx aggiunge:

    [Immagine] Segue l'intervento di tyrion-mx

    Così come chi ha un' educazione da terza media non può capire il valore della filosofia, Chi conosce il mondo di internet in maniera superficiale non può cogliere le differenze tra Internet Explorer e qualsiasi altro browser.

    L'utente medio di internet, non sa cosa siano il protocollo http, il w3c e non ha mai sentito parlare di specifiche. Sa solo che per andare su internet deve clickare sulla E blu di Internet Explorer.

    Come possiamo pretendere di convincerlo che quello che ha sempre usato è IL MALE™ e che migliorerebbe la sua vita liberandosene? Sarebbe come cercare di far capire agli Italiani che non pagare le tasse è una cosa sbagliata. Assurdo.

Discuti

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