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La filosofia delle intestazioni

Qualche giorno fa ho ripescato un vecchio articolo di Eric Meyer sulla semantica degli headings. Il senso del testo è molto critico nei confronti delle specifiche, e illustra in particolare quali sono gli approcci più frequenti nella suddivisione in sezioni di una pagina.

A heading element briefly describes the topic of the section it introduces. Heading information may be used by user agents, for example, to construct a table of contents for a document automatically.

Secondo Eric però, poche righe non bastano a chiarire le idee.

Nothing about what order they have to be in, or whether you can skip levels, or anything else besides the creation of a spectrum of importance, as it were.

Nessun riferimento sull'ordine che le intestazioni dovrebbero avere, nessun accenno alla possibilità di saltare i livelli, nessun approfondimento sul concetto di importanza.

A questo punto, quindi, l'autore inizia a parlare di interpretazione personale, affermando che ognuno di noi potrebbe approcciarsi alle specifiche in modi differenti, vista la mancanza di approfondimenti nei documenti W3C ufficiali. Eric, ad esempio, correla ad ogni titolo di sezione un certo livello di importanza (coincidente, se vogliamo, col numero): a conseguenza di ciò, questa tecnica permette di saltare da <h2> a <h4> seguendo un ordine logico, ma non necessariamente numerico. L'essenziale è attribuire ad ogni sezione un grado di rilevanza che sia proporzionato anche in rapporto agli altri blocchi presenti nella pagina. Ovviamente l'articolo è vecchio e forse non più valido, ma rimane buono lo spunto per parlare di semantica ed accessibilità.

Il ragionamento non fa una piega, ma questa volta non mi trovo molto d'accordo. Michele Diodati ne he parlato tanto nei suoi scritti: Le WCAG 1.0 raccomandano di non saltare livelli logici nell'uso delle intestazioni. Uno degli errori più frequenti è proprio quello di saltare i titoli, o di usarli in maniera spropositata semplicemente per beneficiare della loro formattazione. E' un grande ostacolo per la semantica del documento.

L'idea del signor Meyer, comunque, non sembra rientrare in questa categoria: in questo caso viene accentuato il significato semantico (senza che venga portato all'esasperazione), e contemporaneamente quello accessibile rimane abbastanza incurato. A quanto sembra, infatti, alcune misteriose applicazioni (come ad esempio i browser testuali) fanno meno fatica a "spezzettare" la pagina se i titoli seguono un preciso indice numerico: viene a crearsi una struttura gerarchica, quasi come in un libro scolastico diviso in più moduli, unità, capitoli e paragrafi. La decisione di ignorare questo ordine non è del tutto errata: la sensazione, però, è quella di un documento disordinato, confuso, e quasi irrecuperabile, dove ogni sezione è indipendente dalle altre, e la struttura ad albero delle informazioni quasi inesistente. E' altrettanto vero che queste sono per lo più frasi fatte, basate sul classico "sentito dire". Niente di dimostrabile e concreto, per ora, almeno per quel che mi riguarda.

Ecco che allora nascono le filosofie delle intestazioni, nelle quali ognuno di noi può rispecchiarsi per basare le proprie scelte di progettazione. Meglio <h2> o <h3>? Punto sulla logica oppure decido di rispettare anche raccomandazioni per l'accessibilità? E chi mi dice che la scelta sia quella giusta? A voi la risposta.

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Pubblicato sabato 05 agosto 2006.

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