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La terminologia come pratica d’usabilità

Introduzione

[Immagine] Quali buone pratiche sulla scelta delle parole possono aiutare a rendere più coinvolgente la navigazione dell'utenza sulle nostre pagine? Segue l'articolo sulla terminologia nelle pagine web.

Avete mai posto abbastanza cura ai termini che usate per descrivere o rappresentare i contenuti di un intero sito web? Quanto peso date al linguaggio che utilizzate per comunicare con l’utenza? In sostanza, è possibile che una scelta accurata dei termini presenti all’interno di una pagina contribuisca a migliorare l’esperienza utente? Possiamo dire, infine, che la terminologia è una parte importante nello sviluppo di artefatti e manufatti digitali?

In questo articolo mi propongo di illustrare due aspetti della terminologia che, se coadiuvati da altre buone pratiche di design e usabilità, possono influenzare e arricchire l’esperienza di navigazione dell’utenza.

Definizioni

Terminologia, nella sua accezione generica, riguarda semplicemente l’uso e lo studio dei termini cioè delle parole e delle parole composte utilizzate in contesti specifici. […] [Essa] riguarda anche una disciplina più formale che studia sistematicamente […] la designazione di concetti specifici […], attraverso la ricerca e l’analisi di termini riferiti a un contesto, con l’obiettivo di […] promuoverne l’uso corretto.

Terminologia su Wikipedia.

In sostanza la terminologìa riguarda lo studio dei termini e ne suggerisce l’uso corretto.

La filologia (dal greco […] “amore per lo studio delle parole”) […] è un insieme di discipline che studia i testi letterari al fine della ricostruzione della loro forma originaria […] con lo scopo di pervenire […] ad una interpretazione che sia la più corretta possibile.

Filologìa su Wikipedia.

Quando parlo di aspetto filologico, quindi, mi riferisco all’interpretazione dei testi, in questo caso dei contenuti di una pagina web.

Infine, il contenuto di una pagina è tutto il materiale che su di essa viene pubblicato di volta in volta (secondo una certa frequenza o meno) e che nell’insieme determina il tema principale del sito in questione.

Le parole-grilletto

Le parole-grilletto (trigger word) sono delle parole chiave che appartengono al contenuto della pagina e nascono con l’intento di catturare l’attenzione dell’utente spingendolo a continuare l’esperienza di navigazione sul sito alla ricerca di contenuti rilevanti. Tale ricerca in effetti avviene per fasi: prima di tutto scegliamo una serie di parole che, correlate fra loro, descrivano con sufficienza il contenuto che stiamo cercando; in seguito utilizziamo questa catena di parole per interrogare un motore di ricerca; infine verifichiamo che i risultati corrispondano o meno alle nostre aspettative. Le parole-grilletto sono proprio dirette discendenti di questa catena di termini correlati che formiamo nella nostra testa ogni qual volta siamo alla ricerca di qualcosa.

Molto spesso le parole-grilletto vengono individuate identificando utenti-tipo (o personas) con dei bisogni e delle necessità, cioè creando un profilo generico che rispecchi più o meno fedelmente quello degli utenti che vogliamo catturare (ed eventualmente convertire in clienti). Ogni persona dispone del proprio personale meccanismo per determinare le catene di parole. Spesso tale meccanismo è influenzato pesantemente da vincoli culturali, etnici e così via. Lo studio delle persone permette di determinare con approssimazione quali sono le parole-grilletto giuste per la fetta di utenza selezionata. Se tale studio è stato condotto correttamente, il tasso di conversione subirà una crescita in parallelo al numero di utenti che saranno capaci di portare a termine i propri obiettivi senza accusare frustrazione.

Dal punto di vista usabile e architettonico tutto ciò garantisce un’esperienza di navigazione piacevole, poiché le parole-grilletto stimolano l’utente a seguire dei percorsi sicuri che spesso portano a prede (contenuti) succose. Nielsen dice che l’approccio dell’utente nei confronti della pagina è spesso delineato da una scansione in tempo reale dei contenuti. Le parole-grilletto trovano la propria collocazione anche in questo senso, poiché una scelta fatta con criterio porta l’utente a soffermarsi su tali parole per valutare se corrispondono alla catena di termini formata mentalmente.

[Immagine] Segue l'alternativa all'immagine.

LaFeltrinelli fa un buon uso delle parole-grilletto, portando in evidenza termini quali libri, musica, cinema, promozione, proposte, zero spese, acquisto e così via. Chiunque sia interessato ad acquistare materiale multimediale a basso costo penserà di essere capitato nel posto giusto.

Le parole-cornice

Un altro aspetto importante della terminologìa riguarda quelle che da adesso chiameremo parole-cornice. I contenuti di una pagina hanno sempre bisogno di essere descritti in qualche modo da altri contenuti. Ad esempio per descrivere una lista di categorie abbiamo bisogno di un’etichetta che suoni più o meno come Categorie. Anche i titoli di una notizia sono parole-cornice: descrivono cioè il contenuto sottostante. In termini sofisticati potremmo dire che una pagina è fatta di contenuti (vedere la definizione ad inizio articolo) e meta-contenuti (cioè contenuti che parlano di contenuti), e che spesso i meta-contenuti influenzano più o meno pesantemente la resa dei contenuti associati.

Per spiegare meglio il concetto prendiamo come esempio i meta-contenuti classici di un blog: Categorie per descrivere una lista di categorie, Commenta per invitare l’utente a commentare, Blogroll per descrivere una lista di siti esterni, Tag cloud per descrivere una lista di parole chiave utilizzate spesso all’interno di ogni intervento. Se dovessimo inventarci un insieme di meta-contenuti adatti ad un editoriale online, invece, potremmo inventarci qualcosa tipo: Tematiche, Discuti, Riferimenti esterni, Parole chiave. E’ chiaro che non ci sono vincoli particolari sulla scelta delle parole-cornice e che sono i contenutisti a prendere queste decisioni.

Anche in questo caso, la scelta dei termini per i meta-contenuti è estremamente importante. Pensiamo, come già detto, al titolo di un intervento pubblicato su un blog o su un editoriale. Il titolo ricopre un ruolo fondamentale durante la navigazione. Siamo stati programmati per effettuare una cernita di tutte le informazioni che ci si presentano innanzi, specialmente quando la mole si fa impossibile da gestire. Tale cernita segue criteri specifici e si basa soprattutto sulla scansione dei titoli di ogni notizia. Se il titolo cattura la nostra attenzione, l’informazione verrà ritenuta importante. In caso contrario è persa per sempre. Questa è una situazione tipica in qui le parole vanno scelte con molta cura. Non è piacevole pensare che un ottimo articolo con un pessimo titolo possa essere scartato in pochi istanti.

Un altro esempio è quello dello stesso LineHeight. Inizialmente usavo un set di parole-cornice che era quello tipico dei blog. Dopodiché ho cominciato a rifletterci e sono giunto alla conclusione che Commenta non è la parola adatta per incitare una discussione: ecco che quindi tale termine è stato rimpiazzato da Discuti, mentre gli interventi degli utenti sono ora introdotti dal testo _utente_ aggiunge. Tanto per citare altre modifiche, Categorie è diventato Di cosa si parla?, e Blogroll ha ceduto il posto a Consigliati.

[Immagine] Segue l'alternativa all'immagine.

Su LineHeight ho sperimentato alcune modifiche in merito all’uso delle parole-cornice. Termini fra cui spiccavano Categorie e Blogroll hanno ceduto il passo a espressioni inconsuete che riuscissero a comunicare meglio il senso del contenuto sottostante.

Non posso avere la certezza che queste modifiche siano effettivamente utili a me e a chi mi visita, ma almeno un obiettivo è stato raggiunto: quello di manipolare le sensazioni trasmesse da ogni pagina. “Discuti” è un termine che sento molto più pieno rispetto a Commenta, perché stimola a partecipare e sottolinea che ogni intervento è un contribuito importante ai fini della discussione. Il fatto che un utente aggiunga qualcosa implica una partecipazione attiva alla discussione e non solo un semplice commento a ciò che ho scritto. Infine, Di cosa si parla? risponde all’omonima domanda e Consigliati in effetti consiglia la consultazione di altri siti reputati interessanti e degni di essere menzionati.

Dal punto di vista filologico la scelta delle parole-cornice contribuisce all’empatìa generale di ogni singola pagina, stimolando l’utente ad arricchire la propria esperienza di navigazione. E’ bene porre estrema attenzione nella scelta dei termini, poiché il minimo errore rischia di tramutare il contenuto in qualcosa di invisibile all’occhio. Un linguaggio naturale, genuino, semplice e diretto contribuisce a rendere più diretta anche la fruizione dei contenuti. Il contenuto è un prodotto e, come tale, tanto più è buono, tanto più verrà consumato.

[Immagine] Segue l'alternativa all'immagine.

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Chaotic Pattern fa un buon uso delle parole-descrizione, puntando ad uno stile “comico” che in qualche modo invita a partecipare alla commedia. Ad esempio, al posto di un banalissimo Reply (Rispondi) Chaotic Pattern utilizza Emit your deadly intellect rays (Emetti i tuoi letali raggi intellettivi), al posto di Message (Messaggio) usa Message of wit and guile (Messaggio di ingegno e arguzia), mentre al posto di Comments c’è Almost-guaranteed discussion of intrigue (Storia di intrecci pressoché garantiti). Ancora, andando a guardare l’archivio troviamo scritto Article buffet, all you can read (Buffet di articoli, tutto a volontà) e More interesting than typing random strings in the address bar; less interesting than something more interesting. (Più interessante che scrivere parole a caso nella barra degli indirizzi; meno interessante di qualcosa di più interessante.). A volte uno stile ironico può aiutare a smorzare l’impatto con una pagina sconosciuta, rendendo tutto meno serio e più coinvolgente.

Ringraziamo Crive per alcune correzioni sulle traduzioni.

Conclusioni

In sintesi, la presenza di parole-grilletto consente all’utente di trovare con più facilità ciò che stava cercando, mentre le parole-cornice possono contribuire assieme a un buon design a far spiccare con maggior efficacia i contenuti all’interno di una pagina.

Qualcuno in passato ha detto che il contenuto è il Re. D’altronde, le parole sono una parte importante del linguaggio. Se il design è davvero comunicazione, allora la teminologia è parte del processo di design. Comunicazione è la parola chiave che funge al tempo stesso da grilletto e da cornice a queste curiose considerazioni.

Approfondimenti

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Pubblicato martedì 03 febbraio 2009.

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