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Recensione: “Oltre i CSS” di Andy Clarke

Premessa

Ogni considerazione qui presente è frutto di un’interpretazione personale dei concetti illustrati nel libro e pertanto esprime solo ed esclusivamente il mio punto di vista e non quello dell’autore. In previsione di future recensioni, tale premessa verrà sempre riportata al fine di evitare possibili disguidi fra me e i lettori.

Questo articolo fa parte della categoria Libri e Saggi, dove puoi trovare altre recensioni sui libri che ho letto e ho voluto commentare qui su LineHeight.

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Introduzione

[Immagine] «Andy Clarke ha il dono di riuscire a mettervi nella situazione di dover riconsiderare le vostre convinzioni e di pensare 'Ma perché non ho fatto così prima?'», Dave Shea

L’andare oltre è qualcosa che ci ha sempre incuriosito. La possibilità di superare un limite, esplorare un confine sconosciuto, apprendere sempre qualcosa di nuovo. Si dice che l’apparenza influenzi drasticamente il nostro atteggiamento nei confronti delle cose e, in effetti, ammetto che la possibilità di andare Oltre i CSS mi ispirava abbastanza. Probabilmente la voglia di rompere una barriera, forse il titolo inconsueto, magari anche la copertina. Sta di fatto che, per un motivo o per un altro, Oltre i CSS è finito dallo scaffale della libreria a quello di casa in men che non si dica. In questo libro, la sottile arte del web design viene rivelata più o meno senza imbarazzo ed esposta agli occhi dei lettori al fine di illustrare ed insegnare quel qualcosa di nuovo che mancava: la possibilità di fare web design in maniera spensierata, col fine di garantire non necessariamente la stessa esperienza a tutti quanti, ma piuttosto un’esperienza suddivisa per livelli che nel complesso soddisfi i bisogni di un’utenza sempre più “variopinta”.

A ciascuno ciò che merita

La prima sezione del libro è intitolata la scoperta. Mi sono sempre abituato a pensare che un layout perfetto fosse quello reso identicamente su ogni dispositivo, ma evidentemente mi sbagliavo. Andy Clarke, autore del libro, insegna che la pratica di uniformare il layout ha avuto senso fino a una decina di anni fa, quando non vi erano standard definiti e ognuno lavorava per sé al fine di imporre il proprio prodotto sul mercato prima che lo facessero gli altri. Oggi abbiamo decine di browser in circolazione e non so quanti milioni di dispositivi mobili e palmari connessi quotidianamente in rete da ogni parte del mondo. Il web è cambiato drasticamente e, con esso, le metodologìe. I “principi dell’approccio Oltre i CSS sono chiari: a ciascuno ciò che merita. L’autore incita l’uso della strategia progressive enhancement al fine di sviluppare design che gradualmente siano capaci, in parallelo ai software, di fornire un’esperienza utente sempre migliore. Basta quindi con toppe e pezze piazzate qua e là per dare a tutti un’esperienza più o meno identica. A ciascuno ciò che merita. D’altronde il paradosso della TV ad alta definizione, citato da Clarke, ha senso: chi non ha l’HDTV non vedrà i programmi ad alta definzione ed avrà quindi un’esperienza un tantino peggiore della media. Ciò non significa ignorare le fasce d’utenti meno fortunate. Significa dare ai fortunati clienti di dispositivi HD una serie di programmi che ne sfruttino le potenzialità. Carta bianca, dunque, a CSS3, Javascript e DOM. Ma solo per i più fortunati.

Content is king

Nessuno si stancherà di ripeterlo: create un sito web se avete qualcosa da dire. Chi impressiona la plebe con le tecniche ninja del clan “design come decorazione” ha semplicemente sbagliato mestiere. Jans Meiert riassume brillantemente: l’arte nasconde, il design rivela. I ciarlatani non sono graditi. Il primo fattore, quindi, nel processo di sviluppo di un design, è il contenuto stesso. E’ attorno ad esso che ruota tutto il resto. Andy Clarke insiste su quanto sia importante dare significato a ciò che vogliamo dire: è essenziale scrivere markup semantico al fine di dare una logica a tutto il resto. Dopodiché si potrà passare - una volta deciso il dove, il quando e il perché dei contenuti - ad abbozzare i primi prototipi di layout (wireframes). E’ importante che siano flessibili, dinamici, in grado di riprodurre fedelmente l’interazione e non semplicemente rappresentarla. D’altronde preferiremmo tutti vedere cosa succede dopo aver cliccato Invia, piuttosto che scomodare l’immaginazione per una simile occasione. L’autore boccia l’idea del prototipo classico, statico, saldato: prima di passare alla realizzazione vera e propria del layout è importante disegnare molte bozze e realizzarne delle prime versioni interattive. Questo aiuterà molto non appena ci sarà da capire quale dei prototipi realizzati è effettivamente il più efficace.

Il mondo è bello perché è vario

La terza sezione del libro si intitola ispirazione. Andy illustra alcune eccellenti tecniche di impaginazione atte a rendere più gradevole il design dell’intera pagina: fra queste spicca l’uso della divina proporzione e del famoso design a griglie tanto di moda in questi tempi. Una cosa che ho apprezzato è la volontà di convincere il lettore che un layout che si rispetti dev’essere proporzionato e soprattutto esplicito, incanalato in una struttura ben delineata. E’ importante poter e dover intuire lo schema di una pagina quasi inconsciamente. Chiedere all’utente di imparare a usare un sito non fa parte del gioco, motivo per cui l’usabilità vanta un ruolo così importante in questo contesto. Un uso discreto delle misure, delle proporzioni, degli spazi agisce insomma a nostro favore e contribuisce a rendere palese la struttura di una pagina agli occhi di un estraneo. Saper usare qualcosa già alla prima volta è appagante per chi la usa e per chi l’ha progettata. Una vittoria di entrambi i fronti, dunque.

Il capitolo si conclude con alcune interessanti considerazioni su dove andare a cercare ispirazioni e perché. Basta guardarsi attorno per rendersi conto degli innumerevoli scorci e delle diverse prospettive che la vita ci propone ogni giorno in qualsiasi occasione. Basta munirsi di occhi attenti e indagatori per catturare e cogliere gli spunti più inconsueti: in questo aiutano giornali, riviste, fotografie, il brano giusto al momento giusto mentre l’autobus fiancheggia i negozi per strada, e via dicendo. L’ispirazione è ovunque.

Le conclusioni (che non vanno oltre)

Nonostante le tematiche abbastanza seducenti, ho avuto l’impressione di un libro che non è mai davvero iniziato. Probabilmente in questo ha aiutato in qualche modo una traduzione in più parti superficiale e incompleta che in più tratti ha reso scattosa la lettura. C’è stato ovviamente spazio per alcuni momenti di stimolante riflessione, ma nel complesso mi è sembrato solo di assaporare il gusto di un libro che, effettivamente, poteva spingersi più in là. Consigliato ai pragmatici e ai novizi, un po’ meno a chi si aspetta un libro pieno di succulente elucubrazioni mentali. Belle le foto, quasi tutte prese da Flickr, ma in definitiva speravo in qualcosa di più sostanzioso.

Approfondimenti

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Pubblicato lunedì 22 dicembre 2008.

Discussione [2]

  1. Kiko aggiunge:

    [Immagine] Segue l'intervento di Kiko

    Dunque dunque. Il libro è un buon libro, ma difficilmente è definibile (come qualcuno ha tentato di fare) come manuale. Non: non fa vedere nulla dal lato pratico, solamente ti rimanda ad articoli di approfondimento e strumenti sul web. Ti dice le cose come stanno, te le fa vedere graficamente, ti porge qualche suggerimento e riflessione, qualche buon ragionamento di uno degli autori comunque più importanti in materia, ma nulla di più come tu hai segnalato.

    Allora, facciamo così. Se lo stesso libro (la traduzione non c’entra, è così pure la versione originale, te l’assicuro) fosse stato proposto da Francesco Corsentino… mi avrebbero riso in faccia. Invece, con l’introduzione e la prefazione di Molly e Dave è andato in stampa e ha venduto pure parecchio.

    Io l’ho comprato subito, appena capitato sul sito del libro: l’ho letto tutto d’un fiato e alla fine ho esclamato: “E mò, che ho imparato che sapevo già tutto!”.

  2. eKoeS aggiunge:

    [Immagine] Segue l'intervento di eKoeS

    Felice di sapere che non sono l’unico allora! :D

    Onestamente mi ha appassionato finché si è parlato del fattore iPod o dell’HDTV. Vada per il A ciascuno ciò che merita, ma a parte questo mi aspettavo perlomeno un approfondimento per quello che concerne il design a griglie. Invece il libro mi è sembrato più come un immenso volantino che contiene un excursus poco dettagliato di tutto quello che si dovrebbe sapere sul web design, rimandando ad articoli e risorse online per gli approfondimenti (come hai detto te). Avrebbe avuto più senso se al posto di stamparlo si fosse pensato ad PDF online scaricabile gratuitamente.

    Grazie per l’intevento Kiko! :)

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