Archivio > Libri e Saggi, Architettura dell'Informazione > Singolo: Recensione: “Organizzare la conoscenza” di Gnoli, Marino, Rosati

Recensione: “Organizzare la conoscenza” di Gnoli, Marino, Rosati

Premessa

Ogni considerazione qui presente è frutto di un’interpretazione personale dei concetti illustrati nel libro e pertanto esprime solo ed esclusivamente il mio punto di vista e non quello dell’autore. In previsione di future recensioni, tale premessa verrà sempre riportata al fine di evitare possibili disguidi fra me e i lettori.

Questo articolo fa parte della categoria Libri e Saggi, dove puoi trovare altre recensioni sui libri che ho letto e ho voluto commentare qui su LineHeight.

In particolare, potresti essere interessato a:

Introduzione

[Immagine] «La congestione informativa che contraddistingue la nostra epoca pone con urgenza un interrogativo: come archiviare questa mole di dati in modo da favorirne un recupero intelligente? [...] quali criteri di organizzazione e classificazione dell'informazione adottare per facilitarne il ritrovamento?»

Se dovessi dare un nome al periodo storico che stiamo vivendo, probabilmente sceglierei era dell’informazione. Infatti, siamo continuamente inondati da flussi informativi di molteplice natura: dai telegiornali ai feed RSS, passando per le previsioni del meteo, il passaparola, la messaggistica istantanea e il modello un po’ più sperimentale adottato da Twitter. Continuamente e, forse, senza nemmeno rendercene conto, la nostra attività consiste nel catalogare questi dati in appositi contenitori, concreti o astratti che siano. Succede quando sistemiamo i vestiti nell’armadio o collochiamo i libri sugli scaffali, mentre ci spostiamo fra i reparti di un supermercato o passeggiamo in un parco cercando di riordinare le idee. Siamo pignoli, precisi, caotici o disordinati, ma in un modo o nell’altro, abbiamo bisogno di collocare le cose in un posto speciale.

Questo bisogno intrinseco di fare ordine ci accompagna durante la nostra vita sia negli spazi fisici che in quelli digitali. A prescindere dalla natura di questi ambienti e dal contesto che li caratterizza, l’architettura di ogni singolo spazio diventa una componente essenziale per il soddisfacimento di tale necessità. Scale e ascensori ci portano ai diversi piani di un edifico, analogamente gli ipertesti ci conducono fra le pagine di un sito web. Organizzare la conoscenza di , Vittorio Marino e illustra al lettore i pregi e i difetti di ogni singolo sistema di classificazione della conoscenza, con l’obiettivo di compararli e di suggerirne di nuovi prendendo spunto dalle ormai consolidate tecniche della biblioteconomia e della knowledge organization.

Cosa significa organizzare la conoscenza?

L’acutezza nel pensiero, la chiarezza nell’espressione, l’esattezza nella comunicazione, la prontezza nella risposta e la precisione nel servizio dipendono in ultima analisi […] dalla Classificazione [Ranganathan 1967 paragrafo CP2]

La citazione, peraltro ripresa dal libro, risponde bene alla domanda di partenza. Organizzare la conoscenza significa classificare efficacemente il materiale a nostra disposizione per poterlo riusare e recuperare in futuro con destrezza e facilità. Fin qui è tutto facile, il problema sorge quando diventa necessario concentrare milioni di risorse (es. libri o contenuti) in uno spazio relativamente piccolo in proporzione (es. una biblioteca o un sito web). I primi a tentare la soluzione sono stati anche coloro che hanno dato vita ai più famosi sistemi di catalogazione e classificazione attualmente esistenti. Melvin Dewey inventò quella che prese il nome di Classificazione Decimale di Dewey, che si occupa di formalizzare la catalogazione dei libri a seconda delle tematiche trattate (collocazione relativa); Shiyali Ramamrita Ranganathan, un matematico indiano dei primi del Novecento, scrisse invece le ormai famose cinque leggi della biblioteconomia:

  • I libri sono fatti per essere usati
  • Ad ogni lettore il suo libro
  • Ad ogni libro il suo lettore
  • Non far perdere tempo al lettore
  • La biblioteca è un organismo che cresce

Volendo azzardare un paragone fra libri e siti web, lettori e utenti, si potrebbe pensare di interpretare queste leggi come segue:

  • I siti-web sono fatti per essere usati
  • Ad ogni utente il suo sito-web
  • Ad ogni sito-web il suo utente
  • Non far perdere tempo all’utente
  • Il web è un organismo che cresce

E’ divertente come alcune di queste affermazioni risultino vere nonostante la conversione dal contesto bibliotecario. Molte di esse consistono proprio nei pilastri stessi su cui si reggono discipline quali l’usabilità e l’accessibilità, entrambe strettamente legate all’architettura dell’informazione. In ultima analisi, insomma, possiamo dire che organizzare la conoscenza significa poterla usare. Ma per poterla usare, è necessario trovarla, cioè renderla accessibile.

Tassonomia e faccette a confronto

Uno dei primi uomini a porsi il problema di organizzare la conoscenza è stato Aristotele, che si preoccupò di dividere lo scibile umano in grandi classi o categorìe secondo un sistema puramente gerarchico (processo dicotomico). Il senso della categoria è quello di raggruppare gli oggetti in base a determinate caratteristiche comuni, sebbene il criterio di suddivisione sia del tutto arbitrario. Le balene condividono con i pesci lo stesso habitat, ma derivano da antenati diversi: non esiste, cioè, un criterio univoco per separare o associare entità e concetti. Questo sistema di classificazione, detto gerarchico-enumerativo, è utile quando si vuole definire un insieme di oggetti noto a priori e poi partizionarlo di volta in volta in sottoinsiemi più piccoli secondo un determinato criterio di divisione (fundamentum divisionis).

In realtà, per quanto infallibile possa essere (le gerarchie non sono concetti naturali, recita il libro), l’approccio gerarchico comporta non pochi problemi. Innanzi tutto, non vi devono essere intersezioni fra sotto-insiemi, poiché questo implicherebbe che un oggetto sia presente al tempo stesso in due gruppi diversi, violando la regola di ripartizione che è alla base di tale sistema insiemistico. Inoltre, la navigazione in un sistema gerarchico è molto delicata e stimola l’utente nella formazione un modello mentale che rispecchi il più fedelmente possibile la reale collocazione degli oggetti (lo diceva anche Donald Norman ne La caffettiera del masochista). Questa tendenza a voler indovinare la classificazione porta tuttavia a compiere frequentemente grossi errori di calcolo. Ci aspettiamo che qualcosa sia un posto (modello dell’utente), mentre in realtà è in un altro (modello del progettista). Può capitare insomma che i due modelli non coincidano. Ecco perché bisogna stare attenti a come organizzare i reparti di un supermercato: sarebbe una bella scocciatura se nessuno riuscisse a trovare il prodotto che sta cercando.

Un’ulteriore conseguenza della classificazione gerarchico-enumerativa è che spesso confida nel bagaglio culturale di chi la naviga. Viene cioè richiesto all’utente di conoscere a priori che relazioni esistono fra categoria e categoria o fra categoria e oggetto. Tuttavia, questo requisito può essere eccessivo e compromettere il soddisfacimento di un determinato bisogno informativo: in particolare l’utente potrebbe essere incerto sia su cosa cercare, che sul dove. La trovabilità di un’informazione può cioè dipendere dalla collezione di oggetti che si sta considerando. Sappiamo più o meno tutti che la balena è un mammifero, ma fa parte delle Delphinidae o delle Platanistoidae?

[Immagine] Segue l'alternativa testuale all'immagine.

L’albero rappresenta perfettamente l’idea che c’è dietro al sistema gerarchico-enumerativo. Il tronco (l’insieme principale), si ramifica di volta in volta in parti più piccole (i rami). Intuitivamente sappiamo che per ogni foglia c’è un solo ramo (corrispondenza biunivoca fra oggetto e categoria d’appartenenza). Inoltre, per passare da un ramo all’altro molto spesso è necessario ripercorrere all’indietro l’intero tragitto fino a raggiungere un bivio. Analogamente, non si può essere in due stanze diverse contemporaneamente; per passare da una stanza all’altra è necessario tornare indietro e attraversare obbligatoriamente alcuni locali intermedi, dovuti all’architettura dell’intero appartamento.

Crediti: FreeFoto.com

Il sistema ad albero non è tuttavia l’unico possibile. Già Ranganathan ai tempi dei suoi studi sulla classificazione ipotizzò un modello del tutto diverso, detto della classificazione a faccette. Le faccette non sono nient’altro che gli aspetti di un oggetto (dall’inglese facet, cioè sfaccettatura). La singola risorsa informativa diventa un oggetto a tutto tondo che, come tale, merita di essere guardato da più prospettive. Ogni singola faccetta rappresenta un contesto, un punto di vista. Possiamo decidere di navigare la nostra collezione di oggetti a partire dal contesto spazio-temporale, oppure possiamo scegliere un filtraggio diverso. Ranganathan scelse di sfaccettare la conoscenza in cinque parti fondamentali:

  • Personalità
  • Materia
  • Energia
  • Spazio
  • Tempo

Tuttavia, col passare del tempo, questa suddivisione ha subito pesanti rielaborazioni. In particolare, nella Classificazione Bibliografica di Bliss le cinque categorie primarie sono state estese e portate a tredici.

Al contrario del sistema gerachico-enumerativo, quello analitico-sintetico sopra descritto non privilegia alcun fundamentum divisionis, ma anzi li propone tutti quanti. In questo modo il sistema si presta a essere navigato in maniera molteplice da più utenti, ognuno col proprio modo di ragionare, ognuno col proprio bagaglio culturale. La corrispondenza biunivoca fra oggetto e categoria si spezza a favore di un accesso multidimensionale. Ogni faccetta è una dimensione, un asse di riferimento in un sistema orientato. Non è necessario sapere con precisione dove cercare, la classificazione a faccette permette di aggiustare la mira un passo per volta, offrendo più sbocchi per raggiungere la medesima risorsa. Ad esempio possiamo cercare la balena navigando per habitat (spazio), oppure per origine comune (tempo), oppure ancora per caratteristiche salienti (proprietà).

[Immagine] Segue l'alternativa testuale all'immagine.

Ho imparato a dipingere come Raffaello; adesso devo imparare a disegnare come un bambino (Pablo Picasso). Il cubismo nacque dall’esigenza di cogliere, allo stesso tempo, più aspetti di un medesimo oggetto e portarli tutti assieme sulla tela de-contestualizzandoli al fine di non privilegiarne alcuno. Il risultato era quello di poter osservare, ad esempio, un cubo da più punti di vista contemporaneamente, come se esso fosse stato aperto e spiegato su un singolo foglio per essere colto nella sua interezza. Analogamente, nei disegni di un bambino non si ha il concetto di prospettiva; case, ruscelli e montagne sono raffigurati mostrando al tempo stesso più “facce” insieme.

Browsing e searching:i due stati dell’esperienza di navigazione

Il comportamento dell’utente nei confronti di una risorsa informativa è paragonabile a quello di un animale nei confronti del cibo. L’animale che cerca il cibo attiva i propri sensi per determinare quale strada è quella che condurrà alla maggior fonte di cibo. allo stesso modo l’utente in cerca di informazione deve sensibilizzarsi per determinare quale percorso all’interno di un sito lo condurrà più vicino all’informazione cercata (information foraging). Il meccanismo è in realtà un tantino più complesso di così: mentre ci muoviamo in uno spazio (fisico o digitale) siamo continuamente alla ricerca di indizi, spunti e suggerimenti dall’esterno che ci indichino la strada giusta. Passo dopo passo, il nostro intuito ci consiglia il percorso tarandosi di volta in volta in base agli stimoli provenienti dall’ambiente. Marcia Bates ha studiato questo comportamento, detto del berrypicking (cioè raccolta delle bacche), affermando che quando siamo alla ricerca di informazioni il nostro percorso devia continuamente verso nuove traiettorie proporzionalmente all’acquisizione di nuove consapevolezze o all’emergere di nuovi obiettivi (mi rifaccio alla definizione che ne dà Luca Rosati nel suo libro Architettura dell’Informazione).

Se giungere all’informazione può essere quindi un processo del tutto intimo che mette in simbiosi l’utente e il sistema, è altrettanto vero che trovare un’informazione non necessariamente coincide col cercarla. L’utente può navigare senza una meta precisa (fase di browsing), oppure improntare una ricerca mirata verso qualcosa di ben delineato (fase di searching). Questi due stati della ricerca posso sovrapporsi continuamente durante la navigazione in uno spazio. Ancora una volta il parallelismo col supermercato rende l’idea: entriamo con l’intento di comprare qualcosa (searching), ma se abbiamo tempo nessuno ci vieta di farci un giro fra i reparti per vedere i prodotti in esposizione (browsing).

Le conclusioni (che speravo non arrivassero mai)

Per la prima volta in vita mia ho sentito l’esigenza di prendere una matita e sottolineare, pagina dopo pagina, tutti i concetti importanti in cui mi imbattevo durante la lettura. Organizzare la conoscenza è un libro a tratti nozionistico e scolastico, filosofico e originale. I primi capitoli riassumono brevemente la storia della biblioteconomia e ne introducono concetti ed elementi fondamentali; la parte centrale mette a confronto tassonomia e classificazione a faccette nel contesto digitale dei siti web, promuovendo l’uso di quest’ultimo modello di classificazione; gli ultimi capitoli vengono lasciati ad interessanti considerazioni di contorno sul ruolo dell’architettura dell’informazione e dell’usabilità negli ambienti digitali. Ho particolarmente apprezzato il capitolo 8, dove viene introdotto il concetto di folksonomia e vengono discusse alcune interfacce software, ipotizzando l‘abolizione del filesystem gerachico a file e cartelle.

In definitiva il libro ha più che soddisfatto le aspettative. E’ assolutamente complementare a quello di Rosati e merita pertanto di essere collocato proprio accanto ad esso. Assieme, Organizzare la conoscenza e Architettura dell’Informazione riescono ad abbracciare un’insieme di tematiche non solo estremamente vasto ma anche particolarmente difficile da trattare, riuscendo brillantemente nell’impresa di istruire il lettore e, al tempo stesso, deliziarlo con brillanti riflessioni sul ruolo che ha assunto l’informazione nella nostra vita di tutti i giorni.

Approfondimenti

L'articolo è stato di tuo gradimento? Puoi controllare che vi sia altro di tuo interesse nelle categorie e , oppure iscriverti al notiziario RSS e seguirmi su per restare sempre aggiornato sulle ultime pubblicazioni.

Pubblicato sabato 23 maggio 2009.

Discussione [3]

  1. Kiko aggiunge:

    [Immagine] Segue l'intervento di Kiko

    Quindi è consigliato? Molte persone me l’hanno descritto come superficiale, eppure l’autore lo conosco per fama (intendo Rosati). Lo metterò nella lista per l’estate!

  2. eKoeS aggiunge:

    [Immagine] Segue l'intervento di eKoeS

    Molte persone me l’hanno descritto come superficiale, eppure l’autore lo conosco per fama (intendo Rosati).

    Secondo me il libro merita. Poi considera che sto ancora leggendo quello di Lou Rosenfeld e Peter Morville, probabilmente chi ha letto prima quest’ultimo considera quello di Gnoli, Marino e Rosati un tantino superficiale. :)

    Rosati ha curato (se ho letto bene) in particolare gli ultimi capitoli del libro, che sono quelli un po’ più digressivi (cioè, per uno come me, quelli che fanno riflettere di più!). La prima parte è nozionistica, certo, ma spiega in maniera molto chiara molti dei concetti su cui si basa la biblioteconomia e quindi è giustificata.

    Onestamente, poi, un parere vale l’altro. A me è piaciuto, mi ha arricchito parecchio ed è stato molto stimolante in merito alla materia (cioè Architettura dell’Informazione). In giro ci saranno sicuramente altre recensioni; tanti punti di vista intersecati potrebbero fornirti un giudizio più oggettivo sulla validità del libro.

    Secondo me, comunque, è tutta questione di aspettative. Un libro deve innanzi tutto essere d’intrattenimento, o meglio l’intrattenimento dovrebbe essere il mezzo per insegnare. I due libri di Rosati sono prima di tutto dei libri che intrattengono, e nel farlo riescono (a mio parere) a comunicare il messaggio molto meglio di tanti altri libri biblici e nozionistici che di fatto appiattiscono la singola materia riducendola ad un insieme di concetti da imparare e memorizzare come comandamenti.

    Quindi è consigliato?

    In definitiva? Sì, per me è consigliato! ;)

  3. Filippo aggiunge:

    [Immagine] Segue l'intervento di Filippo

    Oggi mi sono imbattuto nell’ennesima riorganizzazione delle cartelle del mio PC, lavoro noioso ed ormai senza senso. Volevo capire il problema alla radice e penso di averlo intuito da questo post. Anch’io penso che l’organizzazione gerarchica delle informazioni sia inefficace e per questo sono alla ricerca di una (nuova?) soluzione.

    Bel post e spero un utile punto di inizio.

Discuti

Il blog è in sola lettura.