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Recensione: “Web Usability 2.0” di Jakob Nielsen & Hoa Loranger

Premessa

Ogni considerazione qui presente è frutto di un’interpretazione personale dei concetti illustrati nel libro e pertanto esprime solo ed esclusivamente il mio punto di vista e non quello dell’autore. In previsione di future recensioni, tale premessa verrà sempre riportata al fine di evitare possibili disguidi fra me e i lettori.

Questo articolo fa parte della categoria Libri e Saggi, dove puoi trovare altre recensioni sui libri che ho letto e ho voluto commentare qui su LineHeight.

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Introduzione

[Immagine] «È l'usabilità a governare il Web. Se un cliente non riesce a trovare un prodotto non lo comprerà …Chi ha in mano il mouse decide tutto.», Jakob Nielsen

Chi si occupa di usabilità sia da progettista che da valutatore avrà certamente sentito parlare di Jakob Nielsen almeno una volta durante il proprio percorso di formazione. Eppure, per quanto ferrati si possa essere sull’argomento, il web insegna ormai da una decina d’anni che c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare. L’usabilità non sfugge affatto a questa regola, anzi sembra prestarsi ad accoglierla con rispetto e profonda dedizione. Web Usability 2.0 è davvero l’usabilità che conta, come ci suggerisce il sottotitolo: in questo libro Jakob Nielsen e Hoa Loranger riassumono e rielaborano dati raccolti dopo anni e anni di testing sugli utenti per dimostrare (con una bella valanga di numeri) che fare usabilità non significa fare teoria su concetti astratti, ma piuttosto attuare e mettere in pratica tutte quelle linee guida già consolidate al fine di rendere le pagine web più umane.

Il cavallo di battaglia

Come già accennato nell’introduzione, il punto di forza di questo libro sono i dati che esso porta con sé. Giusto per citare il buon Giovanni Acerboni, di cui vi consiglio di leggere l’ottima recensione Jakob Nielsen - Hoa Loranger, Web Usability 2.0. L’usabilità che conta (e che già parafrasa lo stesso Nielsen):

  1. il 90% dei navigatori parte da un motore di ricerca quando cerca un’informazione e non sa con certezza dove trovarla;
  2. il 37% dei navigatori fatica a raggiungere la pagina desiderata;
  3. un terzo dei navigatori non riesce a ottenere il suo scopo durante la prima visita a un sito, ma ci riesce nelle visite successive;
  4. l’importanza della home page è massima alla prima visita, poi decresce rapidamente;
  5. le pagine interne sono il 60% delle pagine visitate per prime;
  6. la permanenza di un navigatore su una pagina va dai 25 ai 60 secondi (in relazione al tipo di pagina e all’esperienza del navigatore);
  7. il navigatore compie lo scorrimento verticale solo della metà delle pagine che lo richiedono, e raramente scorre una pagina per più di 2,3 schermate;
  8. i link che non cambiano colore dopo essere stati visitati creano problemi al navigatore;
  9. l’apertura di nuove finestre o di pop up dà fastidio al navigatore;
  10. la maggioranza degli schermi ha una risoluzione di 1024x768;

Tutto ciò, oltre a essere molto indicativo della situazione più o meno attuale (la seconda edizione risale al 2006), suona chiaramente come una denuncia: dopo tanti anni si fa ancora poca usabilità, mentre chi la fa… la fa male. I dati che gli autori ci forniscono (dati reali) devono insomma renderci sia coscienti che responsabili dell’incapacità degli utenti di trovare tutt’oggi un’informazione o svolgere un’operazione senza incappare in ostacoli o rallentamenti di qualsiasi tipo. Nell’era digitale dove ormai niente sembra più frenare l’avanzata delle tecnologie, un problema cruciale resta proprio quello dell’usabilità, tanto più complicato quanto meno banale.

Questione di priorità

Per molto tempo ho pensato che fare pagine web fosse solo questione di buon codice. Lo sbaglio era evidente ma nonostante tutto giustificato dal fatto che il primo approccio con qualcosa di nuovo è determinato da elementi concreti, tangibili. In termini semplici significa che quando si inizia a fare una pagina web il primo vero contatto reale con essa avviene con HTML e CSS. Ora, dopo molto tempo, posso affermare con certezza che le mie priorità sono cambiate. Passando per semantica ed accessibilità, usabilità e design sono diventati i punti di contatto più delicati. Un sito usabile è più importante di un sito formalmente valido. Il codice è un tramite, l’essenza di una pagina è l’empatia. Nielsen insegna che il vero designer è semplicemente un buon ascoltatore, che l’utente è il predatore e l’informazione la sua preda. Gli utenti trangugiano informazione con gli strumenti che noi diamo loro a disposizione. La forchetta può essere in legno o in acciaio, non importa, ma l’importante è che al primo sguardo essa ci dica, intrinsecamente, impugnami (vedi il concetto di affordance). Se questo primo punto di contatto fallisce, l’utente affamato andrà a cibarsi altrove. Semplicemente.

Non a caso, il titolo inglese del libro è Priorizing Web Usability, ovvero Priorizzare l’usabilità web.

Il tallone d’Achille

Il punto debole, tuttavia, è proprio nelle linee-guida. I consigli di Nielsen sono preziosi e di grande valore, ma è importante filtrarli in base ad proprio personalissimo metro di giudizio e, soprattutto, in base al contesto. L’autore si concentra sui siti B2B e B2C, ma il modello d’interazione che descrive non è certo l’unico. C’è usabilità anche in un cheeseburger, o in una porta su cui è necessario dover scrivere Tirare. Ogni giorno interagiamo con oggetti e comunichiamo con persone differenti. Distinguere è basilare per poter comprendere cosa un utente si aspetta di trovare o non trovare su una pagina, cosa può sorprenderlo nel bene e nel male, cosa offriamo e cosa avremo in cambio. Le analisi di Nielsen sono specifiche e vanno prese come tali per evitare di commettere errori grossolani su tipologie di pagine che non ricalcano quelle prese in considerazione dall’autore.

Le (inaspettate) conclusioni

Se siete utenti abituali dell’alertbox di Nielsen, probabilmente questo libro sarà come un bignami un po’ troppo cresciuto. Per gli altri, invece, un vero e proprio poema da leggere e rileggere, pieno di spunti e suggerimenti da seguire (almeno in linea generale) senza vergogna. I dati presentati in questo libro sono frutto del lavoro di due grandi esperti che da anni lavorano nel settore dell’usabilità per studiare il comportamento dell’utenza e fornirci report precisi e affidabili. Il messaggio è quello di continuare a istruire professionisti e non, educarli ed insegnarli a ragionare in termini di usabilità. Per ora, il web rimane un mare pieno di tanti piccoli Ulisse che, fra una sponda e l’altra, cercano di destreggiarsi per poter toccare con mano la petrosa Itaca dell’informazione digitale. Una vera e propria Odissea.

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Pubblicato domenica 21 settembre 2008.

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