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Your Inspiration Magazine pubblica un mio articolo

Il 20 Settembre scorso è uscito il secondo numero di Your Inspiration Magazine, una rivista tutta italiana completamente dedicata a progettazione & sviluppo web, accessibilità e usabilità.

In questo numero troverete anche un mio articolo, chiamato Interaction Design: per l’utente l’interfaccia è il prodotto. Attraverso tre esempi, l’intento è quello di evidenziare il ruolo essenziale che svolge l’interfaccia nell’influenzare la percezione che l’utente ha del prodotto in uso.

Oggi più che mai ci troviamo di fronte ad un mondo dove l’impatto con persone e oggetti è dato, prima di ogni altra cosa, dalle apparenze. Le espressioni del volto, la postura, la retorica possono pesantemente influenzare il nostro giudizio. Analogamente la superficie liscia di un oggetto, le forme sinuose e i colori sono fattori in grado di interferire con i nostri bisogni e la nostra volontà.

In effetti, possiamo sezionare un servizio (o un prodotto) in un’interfaccia (ciò che appare) e nella sua essenza (ciò che è). Mentre è chiaro che l’insieme delle possibilità e delle caratteristiche offerte col servizio fanno parte della sua essenza, la percezione di quest’ultime è pesantemente influenzata dal modo in cui il servizio viene presentato all’utente (che lo consuma e ne usufruisce).

Buona lettura!

Discuti [2]. Pubblicato mercoledì 22 settembre 2010 e archiviato in , .

Recensione: “Emotional Design” di Donald A. Norman

«[...] molti non riconoscono che esiste anche una forte componente emotiva nel modo in cui i prodotti vengono progettati e utilizzati. In questi libro, sostengo che il lato emotivo del design può rivelarsi più critico, nel determinare il successo di un prodotti, degli elementi pratici.»

L’usabilità è un aspetto importante nella progettazione di artefatti. Un design concepito senza pensare all’utente è un design destinato a fallire nel più misero dei modi. Ci piace usare oggetti tagliati su misura per noi. Quando qualcosa non funziona come ci si aspetta ci sentiamo frustrati, ma la colpa spesso risiede nel lavoro del progettista. Tutto quadra alla perfezione. É tutto così semplice che evidentemente manca qualcosa.

L’ho capito dopo qualche tempo, cominciando ad apprezzare il cambio manuale della mia automobile. Cambiare le marce non era più solo qualcosa di automatico nella mia mente. Lentamente è emersa una forma di piacere molto seducente. Il piacere di cambiare marcia, di sentire i giri del motore che variano quando lo dico io e come lo dico io. Il piacere di sentire che la vettura risponde solo ed esclusivamente a me.

Perché preferire il cambio manuale a quello automatico? Perché tanto fascino per un iPhone, ben lontano dall’essere il dispositivo mobile più usabile in commercio? Anche in questo caso sappiamo già la risposta, ma ancora una volta Donald Norman ci pensa per primo e ci regala quello che, a detta di molti, è candidato ad essere il naturale successore de La Caffettiera del Masochista.

Leggi tutto, Discuti [5] . Pubblicato mercoledì 09 giugno 2010 e archiviato in , .

Interfacce, metafore, immagini.

[Immagine] Segue la descrizione all'immagine in forma di citazione.

Jelly Roll si accese una sigaretta, l’appoggiò in bilico sul bordo del pianoforte, si sedette, e iniziò a suonare. Ragtime. Ma sembrava una cosa mai sentita prima. Non suonava, scivolava. Era come una sottoveste di seta che scivolava via dal corpo di una donna, e lo faceva ballando.

Similitudini e metafore ci sono sempre piaciute. Ci colpiscono nel profondo perché in qualche modo richiamano qualcosa di familiare che risiede in noi in forma di esperienza acquisita o di ricordo più o meno nitido e, facendolo, ci permettono di comprendere pensieri o concetti più complessi con estrema semplicità. Platone diceva che il modo migliore di trasmettere conoscenza è usare il mito. Il mito permette di comunicare attraverso delle immagini un messaggio altrimenti troppo complesso da spiegare in forma pura.

Oggi, dopo migliaia di anni siamo sempre e continuamente alla ricerca di esempi. Teoria e pratica non sono mai stati così distanti così come ora. E’ difficile digerire un ragionamento complicato senza collocarlo in un contesto reale dove poterne verificare l’autenticità. Ancora una volta stiamo parlando di figure retoriche. Le usiamo ovunque, forse sono lo strumento più potente che abbiamo al momento per trasmettere la conoscenza, il canale di comunicazione più diretto e più profondo di cui disponiamo.

Proprio come in poesia, le interfacce si basano sulle metafore. Il bottone funziona perché è radicato in noi il concetto di pressione. Analogamente il drag and drop riproduce il trascinamento reale di un oggetto da un punto all’altro dello spazio. Il desktop nasce come metafora della scrivania. Continuamente riconosciamo negli oggetti con cui andiamo ad interagire un modello, proviamo ad applicarlo e, se funziona, ne siamo compiaciuti.

Non c’è buona interfaccia senza una buona metafora. Più la metafora è forte, più l’interazione è profonda. E quanto più l’interazione è profonda, tanto più la mente è libera dai vincoli della consapevolezza. L’interazione è una forma di simbiosi con l’ambiente e, in quanto tale, essa dovrebbe basarsi più sui sensi che sull’intelletto. Non sulle istruzioni, ma sulle immagini.

Noi viviamo continuamente di immagini. In effetti, più che il prodotto in sé noi compriamo l’immagine che aleggia attorno ad esso. L’immagine di noi che passiamo il dito sulla ghiera dell’iPod per cambiare traccia, di noi che pigiamo sullo schermo dell’iPhone per cercare il ristorante più vicino, di noi davanti a una birra e a un buon gruppo di amici per passare una serata in compagnia. Fa figo, come si dice. In effetti lo è, perché chi realizza il prodotto ci crea sopra anche un’immagine.

Interfacce, metafore e immagini sono strettamente collegate: l’interfaccia fa uso di metafore, le metafore creano immagini. Quanto più è calzante la metafora, tanto più espressiva è l’interfaccia, nitida l’immagine. Usare sapientemente metafore e similitudini significa, in ultima analisi, creare immagini suggestive e comunicare il messaggio senza chiedere sforzo all’interlocutore.

Forse è anche per questo che stimo tanto Baricco come scrittore: quel ragtime, non era meraviglioso?

La foto è di Sir_Leif.

Discuti [1]. Pubblicato martedì 26 maggio 2009 e archiviato in , .


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