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Riassuntone sul IV Summit di Architettura dell’Informazione

Pensieri e riflessioni sul quarto summit di Architettura dell'Informazione tenutosi a Pisa lo scorso 7 e 8 Maggio

E si conclude anche quest’anno l’evento italiano più atteso dal sottoscritto, il quarto summit italiano di Architettura dell’Informazione. Quest’anno tanti interventi interessanti, tanti ospiti di eccellenza ma soprattutto davvero tanto dialogo prezioso con persone competenti capaci di comunicarti chi la propria passione, chi le proprie idee, chi la propria professionalità.

Nessun tema prediletto per quest’anno (la volta scorsa era invece l’Architettura dell’Informazione pervasiva), eppure nonostante tutto sembra essersi delineata una traccia principale di argomenti prediletti a cui ciascun relatore si è richiamato a più riprese durante il proprio personalissimo intervento.

Leggi tutto, . Pubblicato domenica 09 maggio 2010 e archiviato in , .

Recensione: “Organizzare la conoscenza” di Gnoli, Marino, Rosati

[Immagine] «La congestione informativa che contraddistingue la nostra epoca pone con urgenza un interrogativo: come archiviare questa mole di dati in modo da favorirne un recupero intelligente? [...] quali criteri di organizzazione e classificazione dell'informazione adottare per facilitarne il ritrovamento?»

Se dovessi dare un nome al periodo storico che stiamo vivendo, probabilmente sceglierei era dell’informazione. Infatti, siamo continuamente inondati da flussi informativi di molteplice natura: dai telegiornali ai feed RSS, passando per le previsioni del meteo, il passaparola, la messaggistica istantanea e il modello un po’ più sperimentale adottato da Twitter. Continuamente e, forse, senza nemmeno rendercene conto, la nostra attività consiste nel catalogare questi dati in appositi contenitori, concreti o astratti che siano. Succede quando sistemiamo i vestiti nell’armadio o collochiamo i libri sugli scaffali, mentre ci spostiamo fra i reparti di un supermercato o passeggiamo in un parco cercando di riordinare le idee. Siamo pignoli, precisi, caotici o disordinati, ma in un modo o nell’altro, abbiamo bisogno di collocare le cose in un posto speciale.

Questo bisogno intrinseco di fare ordine ci accompagna durante la nostra vita sia negli spazi fisici che in quelli digitali. A prescindere dalla natura di questi ambienti e dal contesto che li caratterizza, l’architettura di ogni singolo spazio diventa una componente essenziale per il soddisfacimento di tale necessità. Scale e ascensori ci portano ai diversi piani di un edifico, analogamente gli ipertesti ci conducono fra le pagine di un sito web. Organizzare la conoscenza di , Vittorio Marino e illustra al lettore i pregi e i difetti di ogni singolo sistema di classificazione della conoscenza, con l’obiettivo di compararli e di suggerirne di nuovi prendendo spunto dalle ormai consolidate tecniche della biblioteconomia e della knowledge organization.

Leggi tutto, Discuti [3] . Pubblicato sabato 23 maggio 2009 e archiviato in , .

Sull’ambiente e il contesto

[Immagine] Adattamento, orientamento, contesto. Anche negli scacchi, le nostre scelte dipendono da questi tre fattori.

Guardavo un documentario in televisione sull’adattamento degli animali all’ambiente e mi stupivo di come la vita sia in grado di riconfigurare sé stessa in base a ciò che la cinge. Poi, ho ricordato che il mio professore di Fisica ci dice sempre che ogni unità di misura è relativa, che è necessario dare un orientamento e una disposizione a ogni cosa, cioè scegliere un sistema di riferimento con un origine e un punto di arrivo. Infine ho pensato al contesto in cui vivo e a quanto nuovi luoghi e persone siano stati capaci, assieme, di influenzare pesantemente il mio modo di pensare e reagire.

Tutto a un tratto ho realizzato: adattamento, orientamento, contesto. Tutto torna, perfettamente, come se fosse stato lì in ombra ad aspettare di essere notato. Tutto a un tratto ho realizzato che non si può prescindere dalle caratteristiche dell’ambiente in cui viviamo, dalle coordinate che ci identificano, dalla storia in cui siamo immersi. Tutto a un tratto ho realizzato che siamo il risultato di un sistema dalle mille variabili. Variabili che a seconda dello spazio, del tempo, degli eventi sono mutabili, labili.

E se questo fosse proprio il punto chiave? Se a prescindere dal soggetto-oggetto che subisce l’ambiente, valessero sempre le stesse regole? Per azioni, scelte, idee, ad esempio?

Vi siete mai chiesti se, quando progettate qualcosa, tenete conto dell’ambiente in cui operate? Potreste dire con certezza qual è la vostra posizione, il vostro orientamento nello spazio in cui siete in movimento? C’è un punto di partenza, un punto di arrivo? Avete qualche riferimento, dei termini di paragone? Sapreste misurare le vostre scelte, pesarle? Qual è, in definitiva, il contesto in cui siete immersi?

Mi piace pensare che il modo migliore per aver successo in qualcosa sia porsi delle domande e ipotizzare delle risposte. Non importa che siano quelle giuste, ciò che conta è che facciano riflettere.

Foto: Woodchess di Fabio Gius.

. Pubblicato martedì 31 marzo 2009 e archiviato in , .


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