Archivio > Categoria: Libri e Saggi

Recensione: “Emotional Design” di Donald A. Norman

«[...] molti non riconoscono che esiste anche una forte componente emotiva nel modo in cui i prodotti vengono progettati e utilizzati. In questi libro, sostengo che il lato emotivo del design può rivelarsi più critico, nel determinare il successo di un prodotti, degli elementi pratici.»

L’usabilità è un aspetto importante nella progettazione di artefatti. Un design concepito senza pensare all’utente è un design destinato a fallire nel più misero dei modi. Ci piace usare oggetti tagliati su misura per noi. Quando qualcosa non funziona come ci si aspetta ci sentiamo frustrati, ma la colpa spesso risiede nel lavoro del progettista. Tutto quadra alla perfezione. É tutto così semplice che evidentemente manca qualcosa.

L’ho capito dopo qualche tempo, cominciando ad apprezzare il cambio manuale della mia automobile. Cambiare le marce non era più solo qualcosa di automatico nella mia mente. Lentamente è emersa una forma di piacere molto seducente. Il piacere di cambiare marcia, di sentire i giri del motore che variano quando lo dico io e come lo dico io. Il piacere di sentire che la vettura risponde solo ed esclusivamente a me.

Perché preferire il cambio manuale a quello automatico? Perché tanto fascino per un iPhone, ben lontano dall’essere il dispositivo mobile più usabile in commercio? Anche in questo caso sappiamo già la risposta, ma ancora una volta Donald Norman ci pensa per primo e ci regala quello che, a detta di molti, è candidato ad essere il naturale successore de La Caffettiera del Masochista.

Leggi tutto, Discuti [5] . Pubblicato mercoledì 09 giugno 2010 e archiviato in , .

Recensione: “Organizzare la conoscenza” di Gnoli, Marino, Rosati

[Immagine] «La congestione informativa che contraddistingue la nostra epoca pone con urgenza un interrogativo: come archiviare questa mole di dati in modo da favorirne un recupero intelligente? [...] quali criteri di organizzazione e classificazione dell'informazione adottare per facilitarne il ritrovamento?»

Se dovessi dare un nome al periodo storico che stiamo vivendo, probabilmente sceglierei era dell’informazione. Infatti, siamo continuamente inondati da flussi informativi di molteplice natura: dai telegiornali ai feed RSS, passando per le previsioni del meteo, il passaparola, la messaggistica istantanea e il modello un po’ più sperimentale adottato da Twitter. Continuamente e, forse, senza nemmeno rendercene conto, la nostra attività consiste nel catalogare questi dati in appositi contenitori, concreti o astratti che siano. Succede quando sistemiamo i vestiti nell’armadio o collochiamo i libri sugli scaffali, mentre ci spostiamo fra i reparti di un supermercato o passeggiamo in un parco cercando di riordinare le idee. Siamo pignoli, precisi, caotici o disordinati, ma in un modo o nell’altro, abbiamo bisogno di collocare le cose in un posto speciale.

Questo bisogno intrinseco di fare ordine ci accompagna durante la nostra vita sia negli spazi fisici che in quelli digitali. A prescindere dalla natura di questi ambienti e dal contesto che li caratterizza, l’architettura di ogni singolo spazio diventa una componente essenziale per il soddisfacimento di tale necessità. Scale e ascensori ci portano ai diversi piani di un edifico, analogamente gli ipertesti ci conducono fra le pagine di un sito web. Organizzare la conoscenza di , Vittorio Marino e illustra al lettore i pregi e i difetti di ogni singolo sistema di classificazione della conoscenza, con l’obiettivo di compararli e di suggerirne di nuovi prendendo spunto dalle ormai consolidate tecniche della biblioteconomia e della knowledge organization.

Leggi tutto, Discuti [3] . Pubblicato sabato 23 maggio 2009 e archiviato in , .

Recensione: “La caffettiera del masochista” di Donald A. Norman

[Immagine] «Un processo al cattivo design, condotto dal principale esponente del cognitivismo contemporaneo. Una dimostrazione convincente dello scarto che intercorre fra il funzionamento della mente umana e gran parte degli oggetti che ci circondano e che siamo condannati a usare.»

Quante volte vi capita di voler entrare in un negozio e non avere la più pallida idea di come aprire la porta? E’ successo a me poco tempo fa, nel tentativo di entrare in un bar: attendo al centro fra le due porte vetrate nella speranza che un meccanismo le faccia scorrere automaticamente, ma niente. Allora mi sposto sulla destra sperando nell’esistenza di una fessura per lo scorrimento manuale, ma ancora nulla. Alzo lo sguardo alla ricerca di maniglie, senza trovarle. Alla fine mi porto alla sinistra di una delle due porte e provo a spingere: finalmente riesco a entrare.

E’ frustrante non riuscire a usare gli oggetti di tutti i giorni, quelli che nascono proprio con l’intento di semplificarci la vita. Ancora più seccante è poi riconoscere che forse la colpa è solo della nostra goffagine o sincera repulsione contro tutto ciò che di tecnologico infesta questo mondo. Ma se non fosse così? Se la colpa fosse del cattivo design, di una progettazione debole, di un mercato che esige evoluzione tecnologica a discapito dell’usabilità?

La caffettiera del masochista risponde, o almeno tenta di rispondere, a tutte queste domande. Il genio di Donald Norman fa di questo libro un’autentica collezione di verità e provocazioni contro tutti quegli oggetti d’uso quotidiano che, nati per semplificarci la vita, di fatto ce la complicano e basta. E’ il paradosso della tecnologìa, raccontatoci dagli occhi di un esperto che con cattivo design ed errori di progettazione ha a che fare tutti i giorni.

Leggi tutto, Discuti [3] . Pubblicato mercoledì 11 febbraio 2009 e archiviato in , .


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